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martedì 27 giugno 2023

Piz de la Molera (m 2603) per il Fil de Tensa (cresta S)

Il nodo sul fazzoletto io e Corrado ce l'eravamo fatti l'anno scorso quando, in primavera, avevamo salito il vicino e negletto piz di Renten, da cui si ha una bella vista sulla turrita cresta S del piz de la Molera. «Quando torniamo a farla?» ci eravamo chiesti...  


Un racconto e maggiori dettagli lo si trova nella newsletter d'autunno 2023 de LMD, accessibile da qui:

http://www.lemontagnedivertenti.com/le-montagne-divertenti-multimediali/archivio-newsletter.ow?pageId=1861

domenica 8 marzo 2020

Pizzo Paglia (m 2593) - versante N

Cos'è che può far definire imperdibile una gita come quella al pizzo Paglia per il suo versante N, quando ci sono 3 ore di preambolo con gli sci in spalla che scoraggerebbero anche gli scialpinisti più sfegatati? Semplice: quel superbo pendio finale con pendenze dai 30° ai 35° e rivolto a N: il pendio per la sciata perfetta!
E poi, non da ultimo, quante cime conoscete da cui si vedono in contemporanea il lago Maggiore, il lago di Como, la Valtellina e la val Mesolcina?

 Il pizzo di Paglia visto dalle pendici del pizzo di Claro. L'itinerario di salita richiede 6 ore e mezza e supera un dislivello di oltre 2300 metri. Difficoltà: 4 su 6 sella scala Beno (OSA, con breve tratto alpinistico finale). Serve neve assolutamente sicura.




Il lungo itinerario per il pizzo Paglia. Picca e ramponi servono solo per gli ultimi 50 metri, ma non è da sottovalutare il lungo traverso degli scoscesi versanti della val Leggia da m 1000 a m 1500. Mappa © swisstopo.ch.

Ieri, quando il Corona virus ancora lo si conteneva con norme bizzarre e di difficile comprensione, eravamo sulle pendici del pizzo di Claro in val Calanca.
«Cos'è quella cima triangolare, con quel magnifico pendio triangolare?», ci siamo chiesti io e Gioia guardando a SE. La cima mica la riconoscevo. Non sono molto pratico dei versanti svizzeri delle montagne che s'affacciano alla Mesolcina. Tuttavia ne ho percorso con lo sguardo la cresta che dalla sommità va a S e ci ho riconosciuto torri e sinuosità: quella dorsale l'avevo cavalcata per intero nel 2014 col mio amico Caspoc', quindi la cima triangolare è per forza il pizzo Paglia, mentre alla sua dx c'è il Cardinello, monti che appartengono pure alla lariana valle del Dosso.
Ieri davano pericolo marcato di valanghe e il metro e 20 di neve fresca ci inquietava un po', ma avevamo potuto verificare che più stabile di così non poteva essere, così ho comunicato subito a Gioia che l'indomani avrei voluto andar lì di fronte a sciare, infischiandomi di quanti mila metri di dislivello avrei dovuto fare ravanando per raggiungere l'accesso sospeso di quella valle che proprio non pareva aver strade che alleviassero la fatica. «Vai vai, che io me ne sto a casa!»
La sera abbiamo seguito le notizie di possibili chiusure della Lombardia, ma alle 22, quando ancora c'era un nulla di fatto, me ne sono andato a letto e l'indomani, dopo avere stupidamente spento la sveglia e dormito più del necessario, mi avvio verso la frontiera con la Svizzera.
«Qualcosa da dichiarare?» mi chiede il doganiere svizzero dopo avermi cisto passare dalla dogana italiana sguarnita di personale.
«Gli sci da alpinismo».
Vengo così congedato con un «Buona gita!» e un sorriso.
«Allora - penso tra me e me - non deve esser successo niente. Non siamo tutti in quarantena, o almeno in Svizzera non deve essere ancora scattata la psicosi collettiva.»
A Grono esco dall'autostrada e mi dirigo contro monte a S, verso la località Tecc, un pugno di baite e stalle, dove ovviamente non c'è parcheggio. Torno perciò a N dell'autostrada e, lasciata l'auto accanto al torrente, mi incammino con gli sci in spalla. L'altimetro da 300 metri sul livello del mare... sicchè, nella migliore delle ipotesi, oggi mi tocca farne 2300 in salita!
A Tecc', oltre un curioso allevamento di capre dalla testa marrone e il corpo bianco, vengo raggiunto da un signore in auto, che scente e senza troppo convenevoli mi chiede straniato: «In gh'è val cunt i sci?»
«Pizzo Paglia» rispondo.
«Ma l'è luntan».
«Però c'è una neve bellissima!» gli riferisco e prendo congedo con un simpatico sorriso.
Imbocco la mulattiera che si avvolge in tornanti su per il versante della montagna, riflettendo curva dopo curva su quanto quel saggio uomo avesse ragione. Tra i m 500 e 800 noto un po' di cacca di cervi lungo il sentiero e qualche felce. È sotto zero, ma l'abitudine mi porta a controllare i pantaloni.
Eccole: 4 belle zecche che infischiandosene dell'inferno hanno deciso di attaccarmi. Le uccido scrupolosamente, poi ogni 30 passi mi ricontrollo.
Per fortuna dopo non molto inizia la neve e passa la mia paura.
Continuo con le scarpe da ginnastica fino a m 1000, dove il sentiero volta l'angolo ed entra finalmente in val Leggia. Cammino con gli scarponi da sci fino a m 1300, poi metto anche gli sci. Il sentiero, stretto, compie un lungo traverso a mezza costa sulle scarpate della valle. L'abbondante fogliame di tanto in tanto cela tratti ghiacciati.
Se scivolassi farei una brutta fine.
Alcuni canali che attraverso sono stati spazzati da recenti valanghe.
A m 1450 una serie di tornantini mi fa sbucare sull'alp de Comun, dove si trovano due baite ubicate presso la soglia sospesa dell'alta val Leggia.
Il paesaggio si apre e davanti a me l'immacolato pendio settentrionale del pizzo di Paglia.
«Che figata» esclamo, ma presto un poderoso zoccolo di neve mi fa cambiare idea e mi costringe a procedere come un carcerato con la palla al piede.
Pranzo. È già l'una.
Ripresa la marcia capisco che non c'è nessuna traiettoria obbligata. Evito solo di tagliare dei pendii ripidi che potrebbero non ancora essere assestati. Del resto la distruzione causata nel fondovalle da una recente valanga mi invita alla prudenza.
Giunto al cospetto dei roccioni del Sas Mogn, piego a sx verso la vetta del pizzo Paglia.
A m 2520 devo però levare gli sci: le metrate di neve polverosa che coprivano fin qui i pendii hanno lasciato il posto al ghiaccio.
Non provo nemmeno a portare le assi in vetta. A parte il freddo cane, la pendenza finale supera i 45° e non mi va di fare un ruzzolone sul ghiaccio. Uso perciò picca e ramponi.
Il pendio si stringe sempre più. Devo usare le mani su una roccia, poi ha inizio l'area cresta finale con notevoli cornici, sospesa tra la val Cama e la val Grono. Di fronte a me, oltre la croce, il lago di Como.
Le nuvole maledette hanno offuscato il cielo, ma ancora qualcosa del paesaggio rimane.
Eccomi in vetta al pizzo Paglia (m 2593, ore 6:30). I due laghi (Como e Maggiore), la val Cama, la val Grono, la valle del Dosso, ma anche il bossolotto col libro. Lo scorro avidamente e velocemente prima di congelare.
Non trovo la firma mia e del Caspoc', ma è ovvio: il libro è stato cambiato nel luglio del 2014, poche settimane dopo la nostra traversata.
Pace. Firmerò per oggi.
La discesa? Eccezionale, da lacrime proprio, fino a m 1550, poi gli sci diventano passeggeri del mio zaino. Ci metto quasi tre ore dalla vetta all'auto e il frontalino mi torna utile. Per fortuna in discesa niente zecche.
Rientro nel mondo civilizzato e ascolto la radio rientrando. È scoppiato il panico da Corona virus pure in Ticino e da domani senza permesso di lavoro non si potrà più accedere alla Svizzera, tantomeno per sciare anche se si va in posti dove è impossibile incontrare anima via.


A m 1000 il sentiero accede alla val Leggia, ma di neve ancora solo radi lacerti.


L'alp Comun, dove il panorama si apre e compare nella sua interezza lo splendido versante N del pizzo Paglia.

Il Sas Mogn.

In vetta al pizzo Paglia. Sguardo sul lago di Como.


Il libro di vetta.


Gli effetti devastanti di una vecchia valanga in alta val Leggia.

Tramonto in direzione di Bellinzona.


L'itinerario visto dall'alp de Comun.



domenica 2 febbraio 2020

Piz Uccello (m 2713) e piz Cavriola (m 2871)

Due acuminate cime di roccia rossa svettano sopra San Bernardino e, nonostante l'aspetto repulsivo, possono essere raggiunte con gli sci ai piedi. 


Il piz Uccello visto da San Bernardino.

Le pendenze raggiungono i 35° per il piz Uccello, mentre per il più lontano piz Cavriola si toccano i 40°. Vista mozzafiato dagli aerei cocuzzoli, vertiginosi su ogni lato ad eccezione di quello di salita.
Come attrezzatura oltre al solito: pizza e ramponi potrebbero non guastare. Evitate queste mete se la neve non è perfettamente assestata.

La mappa dell'itinerario @swisstopo.ch.

Da San Bernardino si sale in val Vignun con le due vette di giornata sullo sfondo.

La pala finale per il piz Uccello vista dall'ometto quotato 2382.

L'aerea vetta del piz Uccello.

In discesa, verso il piz Cavriola.

In discesa, verso il piz Cavriola.

In discesa sulla pala orientale del piz Uccello.

La pala orientale del piz Uccello coi tracciati di salita (sulla dx e meno ripido) e di discesa.

In vetta al piz Cavriola.

Al tramonto in discesa dal piz Caviola. Sullo sfondo l'Einshorn.

domenica 12 gennaio 2020

Pass de Remolasch (m 2634)

Esattamente 15 km a ovest del valchiavennasco pizzo della Sancia, tra Grigioni e Ticino si trova il pass de Remolasch, valico tra la valle omonima (laterale della val Calanca, da cui ci siamo saliti) e la val Combra (tributaria della val Malvaglia e quindi della valle di Blenio e della val Leventina).
È una gita abbastanza lunga, in un ambiente tanto isolato quanto grandioso e, per quel che riguarda il tratto nel bosco, di non facile orientamento per chi non fosse già pratico dei luoghi. Oggi abbiamo trovato neve ghiacciata o ventata. Non il massimo.


Al pass de Remolasch, pronti per la discesa.


Lasciamo l'auto a Rossa (m 1069), perchè oltre l'accesso è vietato a causa di neve, ghiaccio e caduta massi dai paretoni ai piedi de La Motta. Ce lo spiega una signora a spasso col suo cane di buon'ora Sci in palla camminiamo per 2 km, poi li calziamo su neve sempre più spessa e continua oltre il bel nucleo di Valbella. Presso il parcheggione a m 1338 ladciamo la carrozzabile di fondovalle e prendiamo il poco visibile sentiero che s'alza sulla sx in val de Remolasch al cospetto di una grande parete rocciosa. Neve gelata.
Nel fitto del bosco prendiamo quota e a m 1700 smarriamo il sentiero. A casaccio ci raccapezziamo e ci riportiamo nel centro della val de Remolasch dove a m 1828 incontriamo la baita di caccia dell'alp de Remolasch. Il solco del torrente si trova appena a N di questa, al cospetto di grandi pareti, ed è colmo di slavine e piuttosto inquietante. Il breve intervallo di neve polverosa nella radura dell'alpe, viene subito rimpiazzato dal fondo duro di neve ventata e dai blocchi gelati delle valanghe. Passando sotto le impressionanti muraglie rocciose del piz del Pianasc, a fatica risaliamo il solco (tratti a 35° dove sono serviti i ramponi) e in testa alla valle, sulla sx individuiamo e raggiungiamo, a piedi perchè la neve è troppo dura (uscita a 40°), il pass de Remolasch (m 2634, ore 6).
Il sole ci bacia dopo una giornata tutta all'ombra. Ma solo per il tempo di un frugale pasto: dobbiamo essere infatti svelti nella discesa con gli sci in quanto la neve è difficile e il bosco tanto fitto quanto ingannevole.
Come vedete dalla mappa, mentre nella salita alla biforcazione a m 2066, abbiamo preso il solco di sx e quindi compiuto un lungo traverso a mezza costa, in discesa abbiamo seguito fedelmente il solco vallivo principale, per quindi scendere il salto sotto l'alpe appoggiandoci ai ripidi pendii alberati in sx idrografica.
Molto piacevole infine la sosta al bar a Rossa, dove, mentre sorseggiamo latte e Ovomaltina, il proprietario, un anziano signore che veste con fierezza un abito estremamente elegante, e gli avventori ci offrono una squisita ospitalità e anche una piacevole chiacchierata dove scopriamo che molti nostri convalligiani (specialmente talamonesi), e anche un mio compaesano di Montagna, si sono trasferiti in val Calanca per lavoro. Tutti conoscono la Valtellina, pure nel dettaglio, e la cosa mi sorprende. Poi parliamo di capre, perchè ne risultano 3 disperse dove siamo stati a sciare. Ma noi non le abbiamo viste: oggi solo camosci e i anche numerosi.

L'itinerario della nostra gita. La traiettoria migliore è quella che abbiamo tenuto in discesa, ovvero la linea più a N e fedele al torrente.
Sbagliamo strada e a m 1700 ci portiamo troppo a S, così per rientarre all'alpe Remolasch dobbiamo prima salire un ripido pendio con larici, quindi traversare a dx sotto una barra di rocce con cascate di ghiaccio.

L'alpe Remolasch, dove si trova una baita ristrutturata dai cacciatori.

Verso il pass de Remolasch.

Il pass de Remolasch.

Al pass de Remolasch ecco il sole!

Al pass de Remolasch.

Il piz de Remolasch dal pass de Remolasch.

Valbella al tramonto.


sabato 13 luglio 2019

I Rodond (m 2829) e piz de Mucia (m 2967)

Eccoci per la prima volta in val Mesolcina, vallata di lingua italiana nel Canton Grigioni che conferisce le proprie acque al lago Maggiore.  Inauguriamo le gite in questa terra selvaggia con due cime panoramiche e poco frequentate: I Rodond, punta a picco sopra la val Calanca e il remoto lagh de Stabi, e il piz de Mucia. Di quest'ultima montagna l'anticima E è ben nota agli scialpinisti, mentre la cima maggiore è raramente frequentata, come la cresta SO, per la quale l'ho salita a partire da I Rodond.





Partenza: San Bernardino (m 1630). 

Itinerario automobilistico: salendo lungo la A2 appena dopo Bellinzona si esce sulla A13 verso il Bernardino. Risalita la val Mesolcina, dopo 48 km da Bellinzona e appena prima del tunnel autostradale, si esce a San Bernardino. Dopo un giro in senso orario si passa sotto l'autostrada e si lascia l'auto nell'ampio parcheggio sterrato della stazione di valle degli impianti sciistici in dx orografica. Attenzione: tale parcheggio, ubicato accanto a un deposito della Polizia, è utilizzato dagli automobilisti come pisciatoio.

Itinerario sintetico: San Bernardino (m 1630) - pass di Passit (m 2081) - I Rodond (m 2829) - pass di Omenit (m 2651) - Cantun de l'Ungheres (m 2772) - piz de Mucia (m 2967) - anticima E (m 2957) - alp Vigon - Confin Basso (m 2954) - San Bernardino (m 1630).

Tempo impiegato nella gita di oggi: 6:15 ore (siamo andati piuttosto svelti).

Attrezzatura richiesta: scarponi e, se si vuol fare le creste in sicurezza, corda (uno spezzone da 20 m), fettucce e imbraco.

Difficoltà:  4 su 6.

Dislivello in salita: 1500 metri circa.

Dettagli: alpinistica PD. Se la salita alla cima de I Rodond è affare escursionistico, la cresta SO (un passo di III+, se no II e II+ su ottimo gneiss) del piz de Mucia e la traversata per la seppur breve, ma esposta e marcia cresta all'anticima E è affare per alpinisti. 


© swisstopo.ch
Che tempaccio: usciamo dall'abitacolo presso la stazione di valle degli impianti a San Bernardino che soffia un vento gelido. Accanto a noi un'altra auto di escursionisti italiani che, appena mettono piede a terra, rabbrividiscono. Già anche loro sono in pantaloncini e maglietta, memori del caldo delle ultime due settimane.
Scambiamo alcune battute, scoprendo che sono brianzoli e lettori affezionati de Le Montagne Divertenti. Sono finiti qui per una gita di ripiego dato che in Valchiavenna il tempo è ancora peggiore. Abbiamo curiosamente la stessa meta, I Rodond, e nessuno di noi è mai stato in questa zona.
La gita è presto spiegata: dal piazzale della funivia di San Bernardino (m 1830) prendiamo la stradicciola che sale a sx dell'edificio e poi piega a sx (S). Incrociato dopo non molto il sentiero segnalato per il pass di Passit (cartelli) ci alziamo sulla costa alberata che sovrasta il lago d'Isola. Cambiamo valle e, oltre il limite della vegetazione, superiamo i dossi erbosi che conducono alla sella del pass di Passit (m 2081, ore 1:45). Qui si trovano due bei laghi.
In alto a dx (N), ai piedi della conica quota m 2472, vi è una sella a circa m 2200, a cui perveniamo per tracce di sentiero. Rientriamo nell'anfiteatro dell'alp de Confin e guardando a O vediamo già I Rodond, che una lunga cresta separa dal piz de Mucia. Timone dritto a S, tenendoci ai piedi delle scarpate settentrionali della cresta E de I Rodond e lasciandoci sulla dx alcuni laghetti, per pascoli prima e pietraie poi ci portiamo alla base del ripido pendio sotto la cima (m 2600 ca.).
Evitando la neve residua grazie a un corridoio pulito dal sole, rimontiamo questa rampa, a tratti sdrucciolevole, fino a raggiungere lo spartiacque con la val Calanca. A picco sotto di noi è il remoto e blu lagh de Stabi. La vetta è appena più a sx, dotata di un ometto di pietra con palo di legno, e per la cresta pietrosa ci arriviamo svelti (I Rodond, m 2829 ,ore 2:15). 
I Rodond, alto esattamente quanto il valtellinese pizzo di Rodes, è un pulpito che s'affaccia alla val Calanca e da cui ne si apprezza la testata e un buon tratto, fino al massiccio del Torrone Alto.
Tentiamo di schiacciare un pisolino, ma il vento ci scaccia in malo modo. Riprendiamo così la cresta appena salita, questa volta con l'intenzione di raggiungere il piz de Mucia.
Tutto tranquillo fino al pass di Omenit (m 2651), caratterizzato - come suggerisce il nome - da grandi ometti di pietra, poi si devono usare le mani in un paio di passaggi. Gioia mi abbandona prontamente e va incontro agli escursionisti conosciuti stamattina per scendere con loro a valle lungo gli impianti di sci.
Sono solo e il posto è dei più isolati, cosa che a me piace moltissimo.
Qualche su e giù, una breccia un po' esposta e una specie di grotta sulla cresta in cui entro a sbirciare. Appena vedo che questa diventa un pozzo, non avendo vezzi da speleologo, lascio perdere. Dev'essere una qualche fratturazione profonda delle rocce.
Quindi ecco la quota m 2842, una catasta di blocchi chiari. Da qui scendo al Cantun de l'Ungheres, valico marcato con bandierine bianco blu, che in Svizzera indicano i sentieri impegnativi. Sono ai piedi della cresta SO del piz de la Mucia. Appare ostica e decisamente ripida, quanto il versante di sx, e intercala roccia e liste d'erba. Io tengo lo spigolo. Inizialmente trovo passi di II su roccia inaspettatamente ottima. Il passaggio chiave è un saltino di III+ in cui spreco un paio di tentativi prima di approcciarlo correttamente. Poi ancora II e II+. A m 2900, con un traverso finisco sulla cresta ONO. Pochi metri e sono sul piz de Mucia (m 2967, ore 1:30), incoronato con un semidistrutto ometto di pietra.
Non vedo possibilità di scendere direttamente nella valle a N. Inutilmente lunga e fuorviante sarebbe la cresta NO, così opto per l'esposta  e marcia cresta E che, aggirato un inquietante spuntone, mi guida all'anticima E (m 2957), ovvero la classica meta scialpinistica, dove l'ometto di vetta è valorizzato con un palo di legno che ne sancisce l'importanza.
La parte alpinistica è finita.
Mi tengo prima nel centro, poi a sx di una rampa triangolare di blocchi, fino a un colletto a m 2550.  Sarenne infatti deleterio entrare nelle gande della valle sottostante. Dal colletto per una scarpata smonto a dx nella valle cercando di evitare le pietraie della parte alta.
Giunto sui pascoli, mi dirigo a E scavalcando alcuni dossi erbosi con pecore e a circa m 2100 incrocio il sentiero bollato. Lo seguo verso dx (S) fino al Confin Basso, dove si trova la stazione intermedia degli impianti sciistici.
Per scampare eventuali lungaggini del sentiero, scendo direttamente a sx (E) per la pista sotto le funi degli impianti e in men che non si dica sono alla stazione di valle a San Bernardino (m 1630, ore 3)*.

* In questa relazione ho inserito le tempistiche di oggi. Tenete conto che pass di Omenit al piz de Murcia, alla macchina, sono andato piuttosto svelto.

Il più basso dei laghetti al pass di Passit.

Dalla sella che porta nella valle dell'Alp de Confin, l'itinerario di oggi.

Verso I Rodond. In basso la traccia di salita nella valle dell'Alp de Confin.

Il Lagh de Stabi, a picco sotto la cresta spartiacque.

La val Calanca da I Rodond.

La val Calanca da I Rodond. A dx il Torent Alto.

Da I Rodond, per cresta, al pass di Omenit.

Pass di Omenit. Sullo sfondo, tra gli ometti, la vetta del piz de Mucia.

Il pinnacolo tra la cima e l'anticima E del piz de Mucia. 

Sull'anticima E del piz de Mucia.

Gioia fotografa dall'alp de Confin il piz de Mucia e la cresta che ho salito.

Linea di discesa dall'anticima E del piz de Mucia.

Orchidee.