domenica 26 luglio 2015

Cima Viola (m 3374) e cima Settentrionale di Lago Spalmo (m 3356)

Bella gita fatta assieme a Gloria, Caspoc' e Gioia che consente di concatenare la famosa cima Viola e la desueta cima Settentrionale di lago Spalmo partendo da Stabine in val Grosina Orientale. Non ci sono particolari difficoltà tecniche, ma la cima Settentrionale è piuttosto marcia e richiede molta attenzione. Fu scalata per la prima volta da Bruno Sassella nel 1875, e da allora credo che la relazione tecnica non sia stata più aggiornata,trascurando quanto il ritiro del ghiacciaio abbia reso più difficoltoso guadagnare la cresta SE della montagna.

Cima Viola e cima Settentrionale di Lago Spalmo dalla vetta Sperella.

Partenza: Stabine (m 1750 ca).
Itinerario automobilistico: dalla chiesa parrocchiale di San Giuseppe all'ingresso di Grosio si entra nel paese  e lo si attraversa fino a trovare e seguire le indicazioni sulla sx per la val Grosina. La via asfaltata prende quota verso Ravoledo offrendo ampia visuale su Grosio. Vari tornanti precedono il taglio a mezza costa per Fusino, dove si ignora la deviazione per Malghera e si insiste a N lungo la val Grosina Orientale. Traversato il Roasco, sulla dx idrografica, dopo alcuni ripidi tornanti, a poche centinaia di metri dal suggestivo abitato di Eita, una stretta carrozzabile si diparte sulla sx e prende quota nel bosco con alcuni tornanti. Segue un taglio a  mezza costa, alto sopra l'alpe Avedo. Poco prima del guado sul rigagnolo che scende dalla sella tra la cima di Lago Spalmo Orientale e il Sasso di Conca, vi è un parcheggio sulla sx dove si consiglia di lasciare l'auto (m 1750 ca).
Itinerario sintetico:  parcheggio prima di Stabine (m 1750 ca) - Stabine (m 1821) - case di Vermolera - Tres (m 2194) - lago Negro (m 2560) - cima Viola (m 3374) - cima settentrionale di Lago Spalmo (m 3356) - parcheggio sotto Stabine (m 1750 ca) per lo stesso itinerario.
Tempo di percorrenza previsto:
11 ore per l’intero giro.
Attrezzatura richiesta: scarponi, casco, imbraco, cordini,  corda (20 m), piccozza e ramponi, eventualmente un paio di chiodi da ghiaccio.
Difficoltà: 4 su 6.
Dislivello in salita: 1700 metri circa.
Dettagli:  PD+. Ripido l'ultimo tratto di ghiacciaio per la cima Viola (45°) e marcia e delicata la salita alla cima Settentrionale di Lag Spalmo per la cresta NE (II+).

mappe: Kompass n. 96, Bormio-Livigno, 1:50000.

Itinerario rosso +fino al passo Dosdé, quindi giallo.

Mucche a Tres. Sullo sfondo il pizzo Matto.
La cima Viola dal lago di Tres.
Cima Viola e lago Negro.
Salendo in val Cantone di Dosedé.
Sul ripido ghiacciaio della cima Viola c'è chi riesce a salire senza nemmeno i ramponi!
Tracciato dalla cima Viola alla cima Settentrionale di Lago Spalmo. Il ghiacciaio si è molto abbassato e la fascia basale di rocce è molto friabile. Questa cima non va sottovalutata.
Verso la vetta della cima Settentrionale di Lago Spalmo.







martedì 30 giugno 2015

La traversata dei Corni Bruciati (m 3057 - m 3114 - m 3097)


Tre possenti torri rossastre emergono dalla cresta meridionale del monte Disgrazia.
Sono i Corni Bruciati, fiere e isolate montagne scarsamente visitate nonostante siano ottimi punti di vedetta sulle cime e le valli circostanti. Salirvi è un privilegio riservato agli amanti dell'alpinismo esplorativo, in quanto richiede intuito per scovare la linea giusta e dimestichezza con l'alta montagna e la roccia. 

L'anello che dopo ben 4 sopralluoghi ho definito quale il più soddisfacente itinerario per concatenare le cime, ha inizio a pra Isio e consente, dopo un lungo avvicinamento per creste estremamente panoramiche, di toccare tutte e tre le elevazioni, mantenendosi sempre in quota.
Trovate la relazione dettagliata sul n. 34 de LMD, qui vi propongo la scheda sintatica e alcune foto di backstage che riguardano varianti e studio del percorso.

Lungo la cresta NE della punta SO, la più difficile e marcia delle 3 cime dei Corni Bruciati.
Salendo alla punta NE per la sua cresta S si incontrano passi di III. Non essendo la via più logica, non l'abbiamo consigliata all'interno della rivista.

Partenza: pra Isio (m 1661).
Itinerario automobilistico: dall'uscita della tangenziale di Sondrio si segue la SS38 in direzione Morbegno. Dopo 5 km, appena al di là del ponte sul torrente Caldenno, si svolta a dx (cartello) in direzione Postalesio e si sale per 2 km. Al 5° tornante (destrorso), ci si immette a sx sulla SP14 che scende in direzione Berbenno-Polaggia. Al semaforo (1,2 km, cartello di ingresso in Polaggia) si prende sulla dx via Medera fino al suo termine (600 m). All'incrocio si va a dx in salita in via Nuova. Dopo 3 tornanti, nei pressi di una piazzetta con fontana in pietra, vi è un trivio. Si svolta a dx in salita (curva praticamente a gomito - indicazioni per Gaggio di Polaggia e Caldenno) e si prende quota sulla strada asfaltata. Superato il Gaggio di Polaggia (17 km da Sondrio) il fondo stradale diventa cementato fino ai pascoli di pra Isio, in cima ai quali, al limite di transitabilità consentita, si trova un ampio parcheggio sterrato (22 km da Sondrio).
Itinerario sintetico: pra Isio (m 1661) - Poggio del Cavallo (m  2557) - pizzo Bello (m 2743) -  bocchetta di Preda Rossa (m 2851) - Corni Bruciati punta SO (m 2958) - punta Centrale (m 3114) - punta NE (m 3097) - ghiacciaio di Postalesio - alpe Palù (m 2099) - Ai Ciaz (m 1896) - Caldenno (m 1738) - pra Isio (m 1661).
Tempo previsto: 13-14 ore.
Attrezzatura richiesta: corda (30 m), imbraco, fettucce, casco e scarponi. Ramponi e piccozza in caso di neve residua in quota e nei canaloni.
Difficoltà/dislivello: 4.5 su 6 / oltre 2300 m in salita.
Dettagli: Alpinistica AD. Itinerario piuttosto lungo in cui le parti alpinistiche sono concentrate nella traversata dei Corni Bruciati (la punta SO è la più impegnativa). Si incontrano passi su roccia, a volte molto friabile, fino al III+ e sono richiesti intuito ed esperienza per individuare le giuste linee, specialmente in discesa. Il resto della gita è EE e si svolge solo in minima parte su sentieri segnalati. In caso di rocce sporche di neve o bagnate, difficoltà e tempi di percorrenza aumentano notevolmente.
Mappe: 
- Kompass n.93 - Bernina-Sondrio, 1:50000
- CNS n.278 - Monte Disgrazia, 1:50000


Seguendo l'eco della leggenda dei Corni Bruciati abbiamo disegnato un itinerario ad anello che porta nel cuore del gruppo dopo aver percorso la panoramica cresta che limita a O la valle di Caldenno. Meta intermedia è la cima del pizzo Bello, da cui si gode un'esaustiva vista sulle tre aspre cime, a prima vista quasi inviolabili.

Quando, dopo un lungo e ripido tratto nel bosco, sbuchiamo col muso del Panda sui pascoli di pra Isio, sono due grossi faggi a darci il benvenuto. Il primo si trova all'interno di un tornante sinistrorso, il secondo appena sopra, cinto da una palizzata per evitare che colui che ha resistito per secoli agli eventi possa essere danneggiato da una retromarcia incauta. Man mano saliamo il panorama si amplia, regalando un quadro d'insieme sulle Alpi Orobie.
La luce radente dell'alba, dopo aver sfiorato i fili d'erba dorati dalla siccità, scappa dall'altro lato della val Finale. Lì vi sono le baite di pra Maslino, disposte su un dosso pelato come la testa di un frate e dominato dagli ampi fianchi della cima del Desenigo... (continua sul n. 34 de LMD)


Sulla dorsale che da pra Isio sale al pizzo Bello.
L'alpe Palù nella valle di Caldenno.


La salita alla punta Centrale per il pilastro NO, che abbiamo effettuato il 30 giugno 2015, offre passi di IV e tratti piuttosto esposti.
Al tramonto in vetta alla punta Centrale, sullo sfondo la NO. 
Il tracciato per la punta SO passa per le grandi placconate a NO di questa vetta.
Sulle esposte placconate della punta SO.
In vetta alla punta SO.
Scendendo in val Terzana.
Sulla cresta S della punta Centrale.
  

Sul ghiacciaio SE dei Corni Bruciati, ai piedi di Punta Centrale e NE.

sabato 20 giugno 2015

L'anello del Gleno


Diga del Gleno. Come un monito per le generazioni future, è stato lasciato ciò che rimane dello sbarramento che crollò il 1 dicembre 1923 facendo uscire 6 milioni di m3  d'acqua che dilavarono la val di Scalve distruggendo paesi e causando centinaia di morti.
Splendida escursione di due giorni, con partenza in val Belviso e arrivo a Bondone, che ha come baricentro il monte Gleno, vetta panoramica a ridosso del confine tra le province di Sondrio e di Bergamo, e molte attrattive: nella verdeggiante valle del Gleno si trovano i resti di una diga malcostruita che quasi cent'anni fa crollò mietendo centinaia di vittime; dai laghi di val Cerviera, in lontananza, si può ammirare l'altissima cascata del Serio, e, prima di rientrare in Valtellina, incontrare il grande lago artificiale del Barbellino e il cupo lago della Malgina.
Sul n.34 de LMD trovate la descrizione della gita, qui anche qualche immagine inedita e le foto del pizzo Tornello su cui sono salito per realizzare le fotografie per documentare la salita al passo di Bondione.




È  mattina e, con gli zaini ben carichi, muoviamo i primi passi dalla palazzina Falck scendendo verso il greto asciutto del torrente e che attraversiamo su un ponticello. La strada piega a dx e si avvolge in tornanti prendendo quota nell'abetaia animata dalle sculture di legno che Andrea Fanchi ha ricavato dai ceppi degli alberi tagliati durante la pulizia del bosco... (continua su LMD n.34)

La salita al passo di Belviso vista dalle sponde del lago di Belviso.
Fioriture nella valle del Gleno.
Valle del Gleno. Le cascatelle ai piedi del promontorio dove si trovano i ruderi dell'ex rifugio Bissolati, distrutto da una valanga nel 1925.
La diga del Gleno. 
Ritratto dei progettisti della diga del Gleno.
La baita Bassa del Gleno.
Torniamo alle tende.
Che abbiamo piantato su un terrazzo erboso a m 2450.
Le cascate nella valle del Gleno.
Il tracciato di salita e discesa dal pizzo Tornello.
I tracciati per il passo di Bondione e il monte Gleno visti dalla vetta del pizzo Tornello.
Il passo do Bondione.
Discesa in val Bondione.
Sulla cresta SO del pizzo dei Tre Confini.
Panorama sul gruppo centrale delle Alpi Orobie.
Scendiamo in val Cerviera.
Uno dei laghetti di val Cerviera.
Le cascate del Serio, che coi loro 315 m suddivisi in tre salti consecutivi sono le più alte d'Italia e le seconde d'Europa, turistica di grande richiamo e importanza per la valle, che ha luogo 5 volte l'anno da giugno a ottobre. Un turbinio d'acque si scatena giù per le rocce accompagnato da un grande fragore che impressiona anche da questa distanza. Il tutto dura mezz'ora, giusto il tempo per riversare a valle quasi 10 mila mq di acqua e colmare di stupore gli occhi dei molti accorsi.
Nel cupo lago della Malgina si specchia la severa parete N del pizzo Recastello, che sulla dx è solcata da un canale nevoso adatto allo sci ripido.
Scendendo dal passo di Bondone.


domenica 26 aprile 2015

Anello: Cevedale (m 3769) - Rifugio Larcher (m 2608) - Palon de la Mare (m 3703)


Verso il monte delle Rosole 

Partenza: Parcheggio rifugio Ghiacciaio dei Forni (m 2150).
Itinerario automobilistico: da Bormio percorrere la ss29 fino a Santa Caterina Valfurva. Prendere a sinistra seguendo le indicazioni per "i Forni" prima del ponte sul Frodolfo e procedere per 2km circa in piano per poi prendere la strada "dei Forni", 4,5 km di salita asfaltata con tratti a pendenza sostenuta fino al rifugio.  
Itinerario sintetico: Parcheggio Rifugio Ghiacciaio dei Forni (m 2150 ) - Val delle Rosole (1h) - Colle del Pasquale (m 3424, 2h) - Monte Cevedale (m 3769, 0:45') - Rifugio Larcher (m 2608) - Bivacco Colombo (m 3485, 2h:15') - Anticima S monte Rosole (m 3529, 0:10') - Bivacco Colombo (0:10') - Palon de la Mare (m 3703, 0:45') - Rifugio Branca (m 2493) - Parcheggio Forni (m 2150) 
Difficoltà/dislivello in salita: 3,5 su 6 / 2800 m. BSA+
Tempo previsto:  2 giorni
Attrezzatura richiesta: da scialpinismo, kit antivalanga, imbrago, ramponi, picozza.



L'anello in salita e discesa


 Il tracciato visto dal Cevedale

Un bel giro ad anello in compagnia del CAI Bormio sicuramente consigliato per panorami e ambiente. 

Dal parcheggio inferiore dell'Albergo Ghiacciaio dei Forni abbiamo preso verso il rifugio Branca, risalendo subito verso i pendii occidentali della cima Branca in modo da guadagnare il fondovalle delle Rosole in maniera più diretta.



Dopo averlo percorso per intero abbiamo rimontato il pendio che porta al colle del Pasquale, su pendenze abbastanza sostenute nella parte finale.





Da qui ci siamo portati, dapprima sci ai piedi, fino alla cresta NO del monte Cevedale per poi risalirla ramponi ai piedi.




Il tratto finale della Cresta NO per il Cevedale




Il meteo in vetta è cambiato repentinamente costringendoci a una furtiva partenza verso la vedretta de la Mare, imboccandone la lingua più meridionale. Per fortuna  la nebbia e il nevischio ai piedi della vedretta sono scomparsi lasciando nuovamente spazio a qualche, seppur discontinua, occhiata di sole. Nella parte bassa del fondovalle è stato necessario tenersi alti a mezzacosta per cercare di non perdere quota e raggiungere il rifugio Larcher al Cevedale, situato sulla costa settentrionale sopra ad un roccione, senza troppa fatica. Togliendo gli sci solo negli ultimi metri.


Il tempo poi è peggiorato nuovamente, e cosi serata e cena tranquillo in rifugio.




Anche per gran parte della notte le nubi hanno fatto da padrone, costringendomi ad alzarmi e tornare a letto 3 volte prima di azzeccare lo scorcio notturno giusto.



L'alba è stata d'obbligo e subito dopo una lauta colazione siamo ripartiti risalendo a ritroso la vallate e la vedretta discesa il giorno precedente



Nella parte alta della vedretta questa volta ci siamo portati verso SO in direzione del col de la Mare, aggirando le pareti E del monte Rosole e raggiungendo, con una breve deviazione dalla via normale per il Palon, da SE il bivacco Colombo situato sulla cresta Sud del monte Rosole




Da qui abbiamo tentato di raggiungere la vetta, ma dopo aver raggiunto la non difficile anticima SO il tratto finale di cresta per la vetta non ci è sembrato molto sicuro, ed essendo in tanti e di varia esperienza alpinistica abbiamo saggiamente deciso di "accontentarci" e scendere nuovamente al bivacco. 



Il panorama dall'anticima 





Abbiamo quindi ripreso dapprima in leggera discesa (senza togliere le pelli) fino a riprendere la via per il Palon de la Mare. Sempre su pendenza moderata abbiamo risalito tutto il ghiacciaio fino alla panoramica e affollata vetta. 



Da qui, alcune foto panoramiche e poi giù per la normale del Palon


La Presanella



. Nel tratto finale, ai piedi del ghiacciaio del Palon, si è usciti dalla "via normale" che porta a due canali di discesa per imboccare i più ripidi, ma molto meno sciati pendii O dai quali, a vista, si va poi a puntare diretti verso il rifugio Branca. Sosta rigenerativa e infine giù fino all'auto seguendo le lingue di neve più favorevoli.

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