mercoledì 4 luglio 2018

Basòdino (m 3272) - la più alta vetta della val Maggia

Ma quanto è bella la val Maggia? Andate per crederci: noi ci torneremo presto per attraversarla anche con la luce del giorno
Oltre le schifezze moderne che, pur non diffusissime, infestano l'inizio della valle che s'alza a N di Locarno (CH), si percorre un solco vallivo puntinato da deliziosi borghi splendidamente conservati che danno l'illusione di fare un salto indietro nel tempo di oltre 100 anni. Volendo far paragoni, è una sorta di val di Mello (i fianchi sono alte pareti di granito che attirano i rocciatori) lunga 40 km e con varie laterali da cui precipitano alte cascate che si stagliano dietro le sagome di campanili e raccolti borghi coi tetti fatti con caratteristiche lastre di granito. 
La pastorizia è ancora diffusa e il territorio è ben curato. Non c'è immondizia a bordo strada: qui probabilmente non si svolgeranno mai i campionati di trash throwing che avevamo pubblicizzato sull'ultimo numero de La voce dei capannoni.
Il turismo è moderato. Non grandi numeri. Non devono esserci certo grandi numeri, ma questo è anche funzionale al mantenimento di un ambiente integro. 
A malincuore penso che anche parte della nostra Valtellina avrebbe potuto restare così, ma oramai è troppo tardi e le speculazioni edilizie si contendono il territorio con l'abbandono e un'agricoltura che stenta sempre più a trovare collocazione a causa dell'ipertrofia delle zone commerciali e industriali del fondovalle.
Il Basòdino spunta in fondo alla val Bavona. Qui è visto da Sonlerto.

All'altezza di Cavergno, dalla val Maggia si stacca verso N la val Bavona, percorsa dal torrente omonimo e che vanta la più alta vetta sia di val Maggia, che della confinante italiana val Formazza: il Basòdino (m 3272), nostra meta di giornata.



Partenza: San Carlo (m 938).
Itinerario automobilistico: da Locarno si sale in val Maggia. A Cavergno, dopo 28 km, si prende la laterale val Bavona, che si risale per altri 11 km fino al paesino di San Carlo, dove si lascia l'auto.
Itinerario sinteticoSan Carlo (m 938) - Campo (m 1388) - capanna Basodino (m 1856) - lago del Zött (m 1940) - ghiacciaio del Basodino - pizzo Cavergno (m 3223) - Basodino (m 3272) traversata NO-E - ghiacciaio del Basodino - pizzo Pecora (2132) - lago del Zött (m 1940) - capanna Basodino (m 1856) - Campo (m 1388) - San Carlo (m 938).
Tempo previsto: 12-13 ore.
Attrezzatura richiesta: scarponi, ramponi e corda (uno spezzone da almeno 10 m).
Difficoltà/dislivello: 3 su 6 / oltre 2600 m. 
Dettagli: Alpinistica F+. Gita molto lunga e varia. Passi su roccia fino al II e attraversamento di ghiacciaio insidioso a stagione inoltrata. Occorre capacità di orientamento perché l'itinerario di discesa dal Basodino non è ovvio e si rischia di portarsi dove il ghiacciaio è più ripido e crepacciato.


Da Locarno a San Carlo con l'auto. Con la linea sottile, invece, l'itinerario della gita. © swisstopo.ch.


L'itinerario della gita di oggi, oltre 22 km di sviluppo e 2600 metri di dislivello positivo.

È ancora notte quando ci lasciamo alle spalle Locarno e risaliamo la val Maggia. Il paesaggio, attenuato dalla scarsa luce, è comunque sorprendente. Alte pareti di granito s'alzano sui fianchi della lunga valle. Queste pareti quanto la mia curiosità di scoprire i solchi laterali stuzzicano la mia curiosità.
Gioia dorme sul sedile accanto e si sveglia solo a Cavergno dove verso N si stacca la val Bavona, che andiamo a percorrere. È tra belle baite in pietra, fienili riattati a baita senza modificarne l'aspetto esteriore, chiesette e scalinate, cascate e prati sfalciati intercalati a fitti boschi che il biscione asfaltato prende finalmente quota e raggiunge San Carlo (m 938), limite di transito consentito e partenza della funivia per Robei. A NO s'alzano l'imponenti pareti calcaree (fino a 600 metri!) che precipitano dalla cresta orientale del Basodino, ricca di vette secondarie.
Noi lasciamo l'auto, ma ben ci guardiamo dal prendere la funivia che ci impedirebbe di visitare con calma la parte bassa della valle.
Ci incamminiamo così su per la stradina asfaltata anticipata dal divieto di transito ai mezzi non autorizzati. Questa presso una centralina idroelettrica diviene sterrata e si porta in dx idrografica del torrente Bavona. Qualche tornante e intercettiamo il sentiero che si snoda nel fitto bosco e sbuca a Campo (m 1388, ore 1:15), gruppo di case circondato da pascoli al confluire della val della Zota nella val Bavona.
Questa laterale ha scaricato un'immane valanga, che è sopravvissuta alla calura estiva e che dobbiamo attraversare, per seguitare sul sentiero in sx idrografica. 
Il paesaggio si spoglia presto dagli alberi, credo aiutato dalle slavine che nulla fan crescere tranne l'erba. Ne attraversiamo ancora un paio, per infine vincere le ultime risvolte per la capanna Basodino (m 1856, ore 1:15).
Sopra di noi i cavi di 3 funivie, una delle quali è utilizzata dai turisti diretti al rifugio, mentre le altre servono di servizio agli impianti idroelettrici. A SO si vede la vetta del Basodino elevarsi con poca convinzione sopra il ghiacciaio omonimo.
Seconda colazione al rifugio, due chiacchiere coi ragazzi che vi lavorano. La capanna, di proprietà del CAS e risalente al 1858, ha 60 posti letto e resta aperta fino a ottobre.
Riprendiamo la marcia passando oltre la stazione di arrivo della cabinovia per il rifugio. Qui c'è una strada e vi sono delle auto portate quassù per servire impianti e rifugio.
Una bretella di sentiero ci porta sulla strada diretta a SO al lago artificiale del Zött (m 1940), raggiunto dopo aver attraversato anche due gallerie.
Siamo sulla sponda NE del lago e lo contorniamo tra splendide fioriture, rogge e liste di neve fino alla sponda O, da cui s'alza il sentiero che porta a una piana acquitrinosa, dove i cartelli ci indirizzano verso il Basodino. Una rampa sassosa ci fa guadagnare i gradino roccioso sopra cui un tempo si stendeva il ghiacciaio. Per raggiungerlo oggi dobbiamo superare una pietraia, poi una lunga rampa di rocce levigate.
Pranziamo adagiati su tiepidi schienali si sasso, circondati da rigagnoli che sgorgano dal ghiacciaio.
La prossima tappa è ovvia: la sella tra Basodino e pizzo Cavergno. Messi i ramponi la raggiungiamo senza problemi e senza incontrare crepacci  (m 3152, ore 4:30).
La ripida groppa di sfasciumi sulla sx ci guida senza difficoltà sul pizzo Cavergno (m 3223, ore 0:15), da cui godiamo una splendida vista sulla val Bavona, la val Formazza coi suoi laghi e alcuni lontani 4000, nonché la selvaggia cresta proveniente dal Kastelhorn.
Girato il timone verso SE, torniamo alla sella e per la cresta NO (passi su roccia di I e II grado) raggiungiamo la bifida vetta del Basodino (m 3372, ore 0:45), la cui vetta maggiore è segnata da una piccola croce, mentre quella più bassa, che dista meno di 4 metri, offre una specie di panca in ferro e custodisce il libro di vetta.
Tra le firme recenti scorgiamo quella di un alpinista solitario della Valfurva, salito pochi giorni fa, e quelle di scialpinisti qui giunti con le assi il 2.7! Io, che pur amo molto lo sci, chiamo questa pratica di andare quando non è più stagione" accanimento terapeutico"!!
Bocciato il mio piano di rientrare per una valle fuori dalla mappa in nostro possesso, ci abbassiamo per la più breve cresta E perattraversare il ghiacciaio in direzione ENE. Puntando l'acuta e appariscente quota 2463, stiamo alti fino a quando scorgiamo la possibilità di scendere nella vallecola che ospita alcuni azzurri laghetti proglaciali (m 2420).
Noi rimaniamo comunque in cresta senza raggiungere gli specchi d'acqua, toccando varie vertiginose quote della cresta. Il salto verso la val Bavona è impressionante.
La quota 2463 respinge brutalmente il mio tentativo di assalto senza corda per lo spigolo occidentale (passi di IV+), ma lo stesso non fa il più basso pizzo Pecora (m 2132, ore 2).
Al pizzo Pecora troviamo pure il sentiero che, tra rododendri, mirtilli e rocce montonate, ci riporta al lago del Zött, da cui passando per la capanna Basodino, rientriamo a San Carlo (ore 2:30). Qui un bagno nel torrente ci rifresca e ci prepara al lungo viaggio in auto, interrotto solo da una sacrosanta piadina kebab a Luino.

La capanna Basodino.

L'itinerario visto dal lago del Zöt.

Ponti di neve.

Salendo a O del lago del Zött.

Fioriture di botton d'oro.

Verso il ghiacciaio del Basodino.

Le placconate lasciate dal ritiro del ghiacciaio.

Itinerari per la vetta del pizzo Cavergno e la traversata da NO e E del Basodino.

Il primo tratto della cresta NO del Basodino visto dalle pendici del pizzo Cavergno.

Panorama dal pizzo Cavergno. Io mi trovo sulla cresta proveniente dal Kastelhorn.

Il tracciato per la vetta del Basodino dal pizzo Cavergno.

Il roccione sommitale del Basodino dalla sua cresta NO.

In vetta al Basodino.

Di nuovo sul ghiacciaio, con pigiama tecnico e ramponi.

Verso i laghi proglaciali a m 2420.

Il Poncione di Braga dal un'espostissima prominenza della cresta orientale del Basodino.

Genepì in fiore.

La difficile quota 2316, raggiungibile per lo spigolo OSO con passi di IV+.

Il panoramico e semplice pizzo Pecora.

In vetta al pizzo pecora, con alle spalle la difficile quota 2316.

Nelle gallerie sotto il lago del Zött.

Le baite di Campo.


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