martedì 4 giugno 2019

Pizzo della Forcola (m 2674)

Quando in auto si percorre la piana di Chiavenna da Somaggia in direzione Chiavenna, l'occhio va a finire su quella lunga valle segnata dagli elettrodotti che si alza tra Gordona e Mese. Si tratta della valle della Forcola e il suo potere magnetico è dato dalle due belle cime che ne costituiscono la testata: lo scuro dente del Pizzaccio e il turrito pizzo della Forcola, forse meno elegante come linee, ma più alto e più interessante dal punto di vista alpinistico.
Punto d'appoggio per spezzare la gita in due giorni può essere il bivacco della Forcola, ai suoi piedi, una caserma della finanza riattata nel 2000 dalla Pro Loco di Menarola a pregevole struttura d'accoglienza sempre aperta.

Il pizzo della Forcola dall'alpe Buglio.
Partenza: Voga (m 1057).
Itinerario automobilistico: da Piantedo si percorre la SS 36 fino a Somaggia. Alla rotonda si segue la seconda uscita (San Pietro/ Era) e si attraversa il passaggio a livello (17 km). Percorsa la SP52 (800 metri), all'incrocio si va a dx sulla SP2. Proseguire fino a passare Gordona. Superato il torrente Crezza, si svolta a sx e si raggiunge Coloredo. Quindi si prosegue sulla strada che si alza con vari tornanti sul fianco del monte. Si passano le frazioni di quello che fino al 2015 era il comune di Menarola, poi assorbito da Gordona. Gradesela, Castanedi, Foppo e Voga. Al tornante destrorso sopra Voga (m 1054), si prende la pista sterrata sulla sx seguendo il cartello che indica il parcheggio, a cui presto si perviene.

Itinerario sintetico: Voga (m 1057) - Solerolo (m 1190) - Dardano (m 1334) - alpe Buglio (m 1554) - alpe Forcola (m 1838) - passo di Fugiana (m 2300 ca.) - pizzo della Forcola (m 2674).
Tempo di salita: 5:15 ore.
Attrezzatura richiesta: scarponi (ramponi e piccozza con neve residua). Utile uno spezzone da 20 m di corda assicurare i più timorosi nei tratti esposti della cresta.
Difficoltà:  4 su 6.
Dislivello in salita: 1700 metri.
Dettagli: Alpinistica F+. La cresta SE del pizzo della Forcola è piuttosto lunga e presenta passi di II grado e tratti sottili ed esposti inadatti a chi soffre di vertigini.
Mappa: Kompass foglio n.92, Valchiavenna e Val Bregaglia, 1:50000.


© swisstopo.ch
La notte la passiamo in auto a Voga (m 1057), dopo una pizza dal kebbabaro a Chiavenna, l'unico disposto a nutrirci. Gran dormita perchè qui l'aria è fresca. Se fossimo rimasti a casa saremmo morti di caldo e non avremmo chiuso occhio.
La sveglia suona alle 4:30, ma la ignoriamo e ci svegliamo un'ora dopo quando fuori è già chiaro.
Facciamo colazione col tè preparato da Carlo e la torta con le gaüde che mi ha fatto Caterina.
Alle 6 siamo già in marcia, prima lungo la strada, poi su per sentiero ben segnalato fino a Dardano (m 1334, ore 0:45). Che bel posto questo maggengo. Le baite sono state ristrutturate con estremo gusto. Peccato solo per l'elettrodotto che rovina il paesaggio e la quiete dei luoghi. Inoltre il friggere dei cavi sovrascrive il silenzio con un brusio continuo. La strada carrozzabile finisce qui, ma noi ci siamo accontentati di lasciare l'auto a Voga perchè sopra sarebbe occorso il permesso. Sia io che Carlo vestiamo le braghe lunghe perchè quest'anno c'è un'invasione di zecche e non vogliamo  trovarcene attaccate addosso.
Mai scelta fu più azzeccata: infatti dopo 20 minuti di marciane scopro 2 che mi stanno camminando sui pantaloni e salgono per attaccarsi. Così le uccido.
Il sentiero sale bello ripido in un profumato bosco di larici. Dove ci sono le aghifoglie di ematofaghi non ce ne sono, o almeno, è difficile trovarne.
Sbuchiamo nella radura dell'alpe Buglio (m 1554, ore 0:40), dove un pugno di splendide baite in sasso si stagli sull'orizzonte dominato dal pizzo di Prata e da monte Gruf e Conco. Il lontananza si distinguono anche il Badile e le Sciore.
A sera ecco il pizzo della Forcola. Da qui quanto mai repulsivo e dentellato.
Da dove si sale? Nessuno di noi lo sa. Improvviseremo cercando la dorsale con meno neve per non tribolare troppo. Il caldo infatti rende la neve alquanto instabile.
Il sentiero entra con pendenze moderate nella valle tagliando a mezzacosta le pendici del monte Mater. Interseca il torrente Crezza a m  1770. Qui seguiamo a sx per l'alpe Forcola (m 1838, ore 0:50), dove sorge il bivacco.
Ci arriviamo baciati dai primi raggi del sole, ma intuiamo che dentro c'è gente che dorme, così andiamo a fare la seconda colazione un po' più in alto per non disturbare.
«Dove si sale?»
«E che ne so, avviciniamoci che forse si capisce»
Così saliamo verso la parete E della montagna alla ricerca di un qualche canale percorribile. A m 200 siamo in un catino colmo di neve. Qui un tempo c'era un ghiacciaio perchè se ne riconoscono ancora le morene.
Ma la neve è marcia e siamo costretti ad un paio di dietrofront con le percore, appollaiate sul dosso dove poggiano i tralicci dell'alta tensione, che ci guardano irridenti. Per fare un ultimo tentativo ci buttiamo a sx, alla base della turrita cresta SE della montagna che, a prima vista, sembrava rognosa.
La cresta presenta quattro torri, prima di quella che, volendo dar ragione al grande ometto con cui è addobbata, dovrebbe essere la sommità.
«Se nemmeno di lì si passa andiamo a fare il Pizzaccio, così nontorni a casa a secco!» dico a Carlo.
Ma lui: «Sono già tornato indietro dal pizzo di Prata domenica, non può andarmi buca anche questa».
Dopo un ripido canalino scoviamo dei bolli bianco-blu. Poi all'intaglio troviamo la scritta passo di Fugiana (m 2300 ca., ore 1:30). Fugiana è anche  il nome dell'alpeggio sottostante, in val Pesciadello alla cui amplissima testata ci siamo appena affacciati.
La repulsiva cresta dal versante opposto è invece meno paurosa e i suoi ripidissimi fianchi coperti d'erba e ricchi di cenge.
Così iniziamo a salire da quella parte e giungiamo in cima alla prima elevazione. La seconda, che dalla Forcola mostra uno spigolo verticale, la conquistiamo per cengette e ripidissime scarpate. Sono poche le difficoltà d'arrampicata, ma un piede in fallo sarebbe comunque fatale.
Per la III torre inizialmente sfruttiamo ancora cenge e rampe del lato S, ma poi dobbiamo cavalvare il filo, stretto e piuttosto esposto. La roccia è buona, ma coperta di licheni che quando la suola delle scarpe e bagnata hanno l'effetto del sapone.
Eccoci all'ultima elevazione della cresta SE, che, dopo un tratto sul filo esposto (II), vinciamo per una cengia che corre 4 metri sotto cresta sempre sul lato S. Quello opposto è una compatta piodessa.
Eccoci su quella che dovrebbe essere l'anticima: il punto nodale tra le creste N, SE e SO. L'ometto è  una quarantina di metri più a N, su un altra torre. Ci separa una sella nevosa a cui culmina il canale che taglia in due la parete E. Parrebbe fattibile, anzi addirittura sciabile, ma col caldo che fa oggi non era il caso certo di percorrerlo!
Eccoci accanto all'ometto di vetta (pizzo della Forcola, m 2674, ore 1:30).
Quando le nebbie si diradano il colpo d'occhio sulla piana di Chiavenna è fantastico. Ma lo fanno di rado.
Ci guardiamo indietro. Forse il punto nodale era quello più alto. Boh.
Intanto li abbiamo fatti tutti e due e per fare una pennichella e pranzare è meglio utilizzare la cima con l'ometto perchè a E ha una scarpata d'erba e sassi senza neve.
In discesa percorriamo per intero la cresta tra il punto nodale e la III torre. Aerea, stretta, ma senza grosse difficoltà (II+ nel scendere a un intaglio). La via più semplice resta la cengia di salita, ma non è male nemmeno questo diversivo su discreto gneiss.
Poi giù spediti, specialmente nel nevaio che, inaspettatamente, ha neve ancora portante.
Al bivacco non c'è più nessuno, così come fino a Dardano non incontriamo nessuno. È neppure a Voga dove, appena entriamo in auto, scoppia un violento acquazzone.

Fioriture all'alpe Buglio.

L'alpe Buglio e il pizzo di Prata.

L'alpe Forcola e il tracciato per la vetta.

Alba all'alpe Forcola.

Il bivacco all'alpe Forcola è di gran lusso. Offre stufa, gas, acqua e 12 posti letto.

I campi di neve residua ai piedi della parete E del pizzo della Forcola.

Al passo di Fugiana. Massima depressione della cresta SE del pizzo della Forcola.

L'alpe Ala, alcune baite e grandi barech.

Le numerose e raccolte baite dell'alpe di Mezzo, collocate in testa alla val Pisciadello, in un gigantesco anfiteatro di pascoli.

Nei pressi del III torrione della cresta.


Lame verso il IV torrione.

Da quella che la CNS sancisce come pizzo della Forcola (m 2674), una sella nevosa conduce alla sommità dove è invece il grande ometto di vetta.
Quale sarà la cima? A noi è parso che quella indicata da CNS fosse più alta, come si evince da questa immagine in cui l'elevazione con ometto pare poco più bassa.

Pennichella  in vetta.

L'ometto di vetta.

In discesa sulla cresta SE.

Primula hirsuta in vetta.

Scendendo per la cresta SE.



1 commento:


  1. ....effettivamente l'ometto non è nel punto piu alto (7/8 mt piu in basso...)
    Ma ho scelto di erigerlo li per la migliore prospettiva che offre visto dal basso!

    RispondiElimina