lunedì 3 marzo 2014

2 tentativi alla cima di Castello (m 3386) e consolazione al passo di Zocca (m 2749)

La val di Zocca con la cima di Castello era nell'elenco delle gite di scialpinismo che volevo assolutamente fare in val Masino. Si tratta della terza vetta in ordine di altezza e di una delle poche che presumo si possa scendere con gli sci dalla vetta anche sul versante italiano. So che si tratta di una ascesa estremamente lunga (2400 e rotti metri di dislivello + tutta la val di Mello da percorrere), faticosa e ravanosa (c'è un bosco infame) e tecnica (la breve barra rocciosa sotto il colle di Castello), ma io e il Caspoc' partiamo alle 6 di mattina colmi di curiosità e ottimismo.
Col senno di poi, e dopo 2 fallimenti alla vetta a causa dei distacchi spontanei di ghiaccio e la sola faticosa conquista del passo di Zocca, devo ammettere che di tutte le valli del Masino che ho sciato, la val di Zocca è la meno interessante e quella che richiede l'avvicinamento più laborioso e noioso prima di raggiungere pendii piacevoli. Inoltre l'esposizione sud e la fitta abetaia nella parte bassa rendono il manto nevoso sempre irregolare.
La testata della val di Zocca e i tracciati per il colle di Castello e il passo di Zocca visti dal Pianone. La nostra ascesa ha avuto termine quando eravamo quasi a capo della barra di rocce che protegge il valico.

Partenza: San Martino Valmasino (m 923).
Itinerario automobilistico: da Morbegno seguire la SS 38 verso Sondrio. Appena attraversato il ponte sul Màsino, svoltare a sx all’altezza di Ardenno (5 km a E di Morbegno) e seguire la SP9 della val Màsino fino a San Martino. All'ingresso del paese la SP 9 piega a sx. Prendere invece a dx (negozio Fiorelli) la stretta strada che tra le case raggiunge prima il ponte sul Mello, poi il parcheggio gratuito nei pressi del centro sportivo. Se questo fosse pieno, si deve ricorrere a quello a pagamento all'ingresso del paese.
Itinerario sintetico: San Martino Valmasino (m 923) - Cà Panscer (m 1061) - Cascina Piana
(m 1092) - casera Zocca (m 1725) - rifugi Allievi - Bonacossa (m 2385) - colle di Castello - 
rifugi Allievi - Bonacossa (m 2385) - passo di Zocca (m 2749)
Tempo per l'intero giro: 8-12 ore a seconda delle condizioni.
Attrezzatura richiesta: da scialpinismo o ciaspole, casco, corda (30 m), kit antivalanga, rampanti, ramponi, piccozza.
Difficoltà/dislivello: 4+ su 6 / circa 2400 + 400 m.
Dettagli: OSA. Sciata a tratti tecnica e ripida. Pendii fino a 40° sotto il colle di Castello. Tratti su placche ghiacciate per il colle (AD, III). Attenti alle valanghe! Per il solo passo di Zocca: OS.
Mappe: Val Màsino - carta escursionistica, 1:30000.

In rosso i tracciati per il colle di Castello e per il passo di Zocca.


24 febbraio 2014
Partiamo da San Martino Valmasino (m 923), dal parcheggio vicino al centro sportivo, e seguiamo il sentiero sulla dx idrografica del Mello che in pochi muniti intercetta la carrozzabile per la val di Mello.
Qui inizia la neve.
Passiamo accanto al ristoro Gatto Rosso che è ancora buio.
Proseguiamo lungo la mulattiera che s'inoltra in val di Mello. Il Disgrazia emerge in fondo alla valle (E). 
Il fragore del torrente si alterna a silenziosi panorami specchiati nelle sue pozze. A m 1092 c'è Cascina Piana e, poco oltre, sulla sx si stacca il ripido sentiero segnalato per il rifugio Allievi. Imboccarlo non è facile perchè la neve copre tutto. Serpeggiando nel fitto bosco, con molta fatica e su neve ghiacciata e scivolosa, raggiungiamo a m 1600 ca. il ponte sulle scroscianti acque del torrente della val di Zocca, che questo inverno non ne vuol sapere di ghiacciarsi, e ci portiamo sulla sx idrografica. La neve copre ben oltre i corrimano!
Il ponte a m 1600.

Dopo varie incengiate nel bosco, a m 1725, sulla dx si intravede la casera di Zocca e lì facciamo uno spuntino. I passaggi tra gli alberi sono angusti e ghiacciati. Continui su e giù e qua e là.

La casera di Zocca.

La vegetazione man mano si dirada e, dopo un delicatissimo traverso (sx) su neve dura, torniamo vicini al torrente su un poggio panoramico con croce e panchina. Pochi minuti e ci affacciamo al pianone (m 2092). Il panorama è superbo, con la cima di Zocca che domina la scena e la punta Rasica impiastrata di neve come una vetta della Patagonia. Il rifugio Allievi è a N, sopra la barra rocciosa che racchiude questa conca. Noi la raggiungiamo sfruttando un ripido canale sulla sx, quando il sentiero estivo passa tutto a dx delle rocce.

Il colle di Castello e la punta Allievi (dx) dalla valle di Zocca (m 1850 ca.)

Al pianone il torrente, benchè incassato in una fonda trincea, non è gelato. Sullo sfondo la cima di Zocca.


Arriviamo al rifugio Bonacossa (m 2385, ore 4:30-6:30), affiancato dal fatiscente rifugio Allievi. Quassù sono le valanghe che minano alla stabilità delle strutture, come è successo nel 2001 quando una ha semidistrutto entrambi gli edifici, poi ricostruiti.

Rifugio Allievi e cima degli Alli.

C'è una quantità di neve impressionante. Siamo già stanchi morti perchè è più quello che abbiamo salito a scaletta di quello che abbiamo fatto lasciando scivolare le pelli. Io poi, che non ho tutta la tecnica del Caspoc' nell'affrontare i traversi gelati, mi sono bruciato le gambe a furia di dar colpi per far prendere le lamine.
È caldo, molto caldo. Dopo un rapido boccone entriamo nella valle del Castello, puntando alla barra rocciosa a O della punta Allievi. Lassù è il colle di Castello, via d'accesso alla vedretta di Castello. Un volta che saremo sul versante N, raggiungere la vetta sarà una semplice formalità.
Dopo una ripida rampa siamo nel catino sotto il colle e ci portiamo ai piedi della barra rocciosa finale. Imbocchiamo un canale gelato sulla sx, ma il sole inizia a staccare blocchi di ghiaccio dalle rocce. Sono le 14 e alla seconda scarica schivata, leviamo i tacchi e scornati torniamo a casa prima di finire sotto una valanga.
Mancavano 20 metri alla fine delle ostilità! Lo so bene perchè di qui sono già salito nel novembre del 2007 e ben ricordo il passaggio.
La discesa si rivela una tortura: ho i miei sci in manutenzione, così son  munito di un paio di Movement con attacchino, e -alla faccia di quelli che sostengono che l'attacchino non dia mai problemi - il mio non si chiude e devo scendere tutto in telemark con neve a tratti crostosa. E, come se non bastasse, non posso mai scaricare il peso dallo sci con l'attacco che non blocca, perchè se lo faccessi scenderebbe lo skistopper e mi impunterei!
Dal pianone decidiamo di provare a scendere dritti nel greto del torrente e ci riusciamo con un po' di salti e peripezie, evitando  così la tortura del bosco della bassa val di Zocca fino a 100 metri sopra il ponte a m 1600. Tutto sommato devo dire che è stata una scoperta molto divertente e a mollo in acqua ci è finito solo il Caspoc'!
Dopo una pessima discesa un po' con gli sci, un po' a piedi affondando nella neve marcia, siamo nel fondovalle della val di Mello, e di lì è una distensiva scivolata fino al ponte sul Ferro, quindi 4 passi per sciogliere le gambe ci portano a San Martino.



Verso il colle di Castello.

3 marzo 2014
Passa una settimana e decido di tornare. Questa volta sarò solo e partirò prima, coi miei Maestro e l'attacco TR2 - decisamente più affidabili-, e salirò lungo la linea di discesa dell'altro giorno aiutandomi anche coi rampanti dove la neve è geleta. 
Ma poco mi sono valsi tutti questi accorgimenti: sono in Allievi con una sola ora di vantaggio sull'altro giorno, perchè sebbene abbia ottimizzato il tracciato, visti i luoghi e l'isolamento abbia potuto lasciare ARTVA, pala e sonda; il dover batter traccia da solo e il non poter dividere il peso della corda+protezioni con un compagno mi ha impedito di salire più velocemente.
Svelto mi porto alle rocce a m 2900 sperando che il freddo questa volta mi aiuti, ma il sole è ancora più cocente e sono già le 11:30: la neve sulle rocce sublima e c'è vapore come quando si butta acqua su una piastra bollente. Cadono continue frane di ghiaccio e ogni minuto che passa la neve è sempre più bagnata.
Non voglio tornare indietro di nuovo, così provo ad arrampicare su per il canale. Una doccia gelata, una seconda scarica, e quando tolgo lo zaino per estrarre la corda e proteggere un passo che non mi piace, un terzo distacco di ghiaccio mi colpisce trascinando zaino, sci e corda a valle. Per fortuna io riesco a restare attaccato alla roccia grazie alle picche.
Dietrofront: ho fatto  15 metri in più della scorsa volta e sebbene sono a soli 5 metri dall'uscita dalla fascia di rocce oltre cui inizia il pendio per il colle, la pelle per me vale di più che l'ostinazione di voler scalare una cima.
Arrivo in Allievi incazzatissimo per due motivi: uno -  ho di nuovo fallito; due - la neve oggi fa schifo anche in alto: è una crosta infame dove l'unica cosa che si può fare sono lunghi traversi cercando di non rompersi un ginocchio.
Butto lo zaino per terra e mi guardo attorno.
Il passo di Zocca, breccia sulla cresta E dell'omonima cima, e il canale che lo raggiunge sono all'ombra e perciò al sicuro dalle valanghe da caldo. Decido di andar lì, almeno per salire la cresta di confine e dare un occhio dall'altra. Puntando al dente di roccia che identifica il valico, faccio numerose inversioni su neve crostosissima.
Senza zaino si sale molto più velocemente e in 40' sono al passo di Zocca (m 2749), dove ammiro la valle dell'Albigna e le Sciore. Poi mi volto e scruto la dirimpettaia val Romilla, osservando che in tutto il giorno quella laterale sx della val di Mello non prende il sole. 
"Chissà che bella neve che c'è, mica la merda che dovrò affrontare ora! Alla prima occasione ci vado."
Su quel che è accaduto in queste due giornate, ho tratto la sola conclusione che per salire al valico si deve essere alla base delle rocce prima delle 9, cioè partire in piena notte da San Martino e quindi ravanare nel bosco al buio più pesto!
La punta Rasica dal rifugio Allievi.
A sx il passo di Zocca, marcato da un evidente dente di roccia.
Al passo di Zocca, sguardo verso l'Italia.
Tramonto riflesso nel lago della val di Mello con le ultime luci sula costiera del Torrone, monte Pioda e monte Disgrazia.

1 commento:

  1. Bravo.
    Comunque ti sei fatto una bella avventura ottimamente documentata da foto e testi.

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