giovedì 21 giugno 2018

Breithorn (m 3438) e monte Leone (m 3553)

Le Alpi Lepontine sono il settore dell'arco alpino compreso tra il passo del Sempione e il passo dello Spluga. Le cime, equamente distribuite tra Italia e Svizzera, culminano nel monte Leone (m 3553), bella vetta piramidale a E del passo del Sempione. La montagna è caratterizzata da alte pareti dove corrono ardite vie alpinistiche  e una via normale di salita, quella per la cresta S, dal lungo accesso, ma poco impegnativa.
Oggi abbiamo scalato il monte Leone partendo dal passo del Sempione, dopo aver conquistato pure la semplice vetta del Breithorn che era poco discosta dal nostro tracciato.
La neve, molta e marcia, ha reso inutilmente pericolosi gli ultimi metri della cresta, dove il caldo innescava valanghe di neve bagnata.

Il monte Leone dal Breithornpass. Indicata la via normale per la cresta S.


Partenza: passo del Sempione (m 1987).
Itinerario automobilistico: da Domodossola si segue la scorrevole SS33 del Sempione fino al passo omonimo, che si trova interamente in territorio svizzero.
Itinerario sinteticopasso del Sempione (m 1987) - Breithornpass (m 3345) - Beithorn (m 3438) - monte Leone (m 3553) - Breithornpass (m 3345) -  passo del Sempione (m 1987) .
Tempo previsto: 10:30 ore.
Attrezzatura richiesta: corda (20 m), imbraco, ramponi, piccozza, occhiali da ghiacciaio.
Difficoltà/dislivello: 4 su 6 / oltre 1600 m.
Dettagli: Alpinistica F+. Attraversamento di vasti spazi glaciali. L'unico tratto di arrampicata è sulla cresta S del monte Leone, costituita da blocchi di roccia e lastroni. Se l'innevamento non complica la situazione, si incontrano solo passi fino al II. Itinerario piuttosto lungo e senza punti d'appoggio.
Mappe: 
- CNS 1309 -  Simplon, 1:25000.
Le alpi Lepontine e, con il segnaposto rosso, indicato il monte Leone. © swisstopo.ch
Il tracciato dal passo del Sempione al monte Leone. © swisstopo.ch
Mentre in auto saliamo la val d'Ossola scrutiamo l'orizzonte verso N. C'è una fitta dentatura di vette e cerchiamo di individuare il monte Leone. Sarà il primo toccato dai raggi del sole? O quello che sembra più alto? O quello là più aguzzo? O l'altro più severo? Le proviamo tutte, ma non lo individuiamo con certezza.
A quest'ora del mattino per strada non c'è nessuno. A Crevoladossola la valle si divide in val Antigorio (dx), lungo solco percorso dal torrente Toce e che culmina con la nota val Formazza, e val Divedro che, piegando presto in direzione O si trasforma nell' incassato corridoio che porta alla dogana di Iselle e alle successive e inquietanti gole di Gondo, un canyon serrato tra alte e lisce pareti di roccia scura. Siamo a S del monte Leone, ma è impossibile scorgere la vetta. Due tornanti, una galleria e il biscione asfaltato si stende verso N, verso il passo, raggiunto alle 6 di mattina.
Al parcheggio presso l'Ospizio del Sempione (m 2000) c'è solo la macchina rossa de LMD. Non c'è davvero anima viva, eppure la giornata è stupenda e i +20°C a 2000 metri di quota dovrebbero far scappar la gente sull'alta montagna.
Guardando a E sopra l'ospizio scorgiamo, oltre una gialla distesa di botton d'oro, la valle di Chaltwasser ancora ben innevata. Più in alto, a dx, fa capolino, dietro la possente mole dell'Hübschhorn, il Breithorn. Alla sua sx c'è la sella nevosa a cui culmina l'Homattugletscher: il Breithornpass, il nostro primo obbiettivo di giornata.
Mentre le nebbie si ricorrono sulle alte cime prendiamo quota per tracce di sentiero marcate da ometti puntando al piede della rocciosa cresta NO del Hübschhorn (è la difficile cresta Re Alberto I, percorsa per la prima volte nel 1913 dal Alberto I Re del Belgio con la guida Benedict Supersaxo). Aggirata la dorsale, entriamo nel canale nevoso che lambisce il versante NE della montagna.
Mettiamo i ramponi a m 2350 e svelti saliamo il pendio innevato che, più in là nella stagione, diverrà faticosa ganda.
Raggiunta la conca morenica a m 2600, ci alziamo sulla sx per superare una barra di rocce e raggiungere (ENE) la vallecola ammantata dall'Homattugletscher, trasformato dagli agenti atmosferici in un'immensa distesa di penitentes. Dietro di noi l'inquietante e severo versante E dell'Hübschhorn che, baciato dalle prime luci del mattino, si scrolla di dosso una grande quantità di pietre.
Il caldo ha inflaccidito la neve e i 550 metri di dislivello che ci separano dal Breithornpass (m 3345, ore 4) si rivelano molto faticosi.
Affondiamo ogni passo, ma per fortuna i crepacci sono chiusi. Così in ammollo anche il potere impermeabilizzante e isolante dei nostri scarponi presto cesserà.
Un vento spietato ci accoglie al valico, una larga sella nevosa compresa tra le cime Centrale e Nord del Breithorn.Alle nostre spalle a monopolizzare le attenzioni è il ghiacciato versante N del Fletschhorn (m 3985).
Un laghetto presidia il valico. È tondeggiante, semigelato e di un turchese intenso. L'immissario scende sinuoso da una valletta nevosa completando un quadro di rara bellezza.
La fame ci attanaglia gli stomaci così, trovati alcuni sassi liberi dalla neve, ci sediamo per pranzare e scrutare il Breithorn.
Tracce di sci ne rigano il versante NE, dal quale, senza alcuna difficoltà, raggiungiamo la vetta (Breithorn, m 3438, ore 0:20).
Tornati al Breithornpass e salita la vallecola a E del laghetto, studiamo con attenzione il monte Leone (finalmente visibile), la piramide che chiude l'orizzonte verso E. Da questa prospettiva appare poco slanciata e fprmata da due creste: la O, che raggiunge il Breithornpass e che è nota per essere molto esposta, e la S, da cui sale l via normale. Proprio lungo la cresta S a m 3373 e circa 600 metri a S della vetta, si trova un intaglio a cui culmina un pendio/canale nevoso. Lì dovremo attaccare la cresta e lì ci dirigiamo attraversando l'Alpjergletscher.
Perdiamo inizialmente un centinaio di metri di quota, per poi procedere grossomodo in piano compiendo un arco in senso orario ai piedi della vetta.. La marcia lunga e la neve marcia ci invitano a trovare un buon compromesso tra l'accorciare il cammino e l'evitare dislivelli inutili.
oltre 1 ora di cammino e siamo ai piedi della cresta S, che rimontiamo grazie a un ripido pendio. Giunti sulla dorsale S (m 3350 ca., ore 1:30) nei pressi di una specie di castello roccioso, ci affacciamo alla val Davino, da cui ci sospende una vertiginosa e friabile parete alta 800 metri.
N è la direzione che dovremo prendere. A N s'alza una cresta di blocchi e lastroni ancora abbondantemente innevata. Dai fianchi della cresta scendono copiose valanghe di neve bagnata frammista a sassi.
Ci facciamo coraggio e saliamo, cercando quanto più possibile le rocce scoperte o il filo di cresta. Questo per evitare di essere coinvolti in qualche slavina.
Negli ultimi metri la cresta si fa stretta, ripida e piuttosto esposta. Non c'è alcuna grave difficoltà tecnica (passi di I e II- ) , ma solo la paura di essere trascinati a valle da qualche scarica o di inciampare a causa dello zoccolo che si forma sotto i ramponi.
La tensione si smorza solo in vetta, dove il segnale trigonometrico sancisce che si è sul tetto delle Lepontine (monte Leone, m 3553, ore 0:40).
Il panorama è vastissimo, secondo solo alla mia sete e alla mia voglia di levarmi di lì prima che la situazione valanghe possa ulteriormente peggiorare. Ma non posso resistere e sfoglio incuriosito il libro di vetta.
Sono 15 giorni che non sale più nessuno. Prima di allora invece sono state numerose le comitive di sciatori che hanno condotto il pellegrinaggio di fine stagione sul monte Leone.
Inoltre trovo varie firme di alpinisti che hanno percorso la cresta E, uno spigolo aereo di oltre 1300 metri di dislivello che s'alza dal lago d'Avino. A guardarlo oggi mette un nodo in gola. Eppure dalla vetta se ne scorge solo il semplice tratto conclusivo! Credo tornerò presto per salirlo con qualche amico: le vie come questa, aperta da Aldo Bonacossa con Gigi Vitali nel 1945, mi entusiasmano sempre.
Vorrei calare sul versante S, per traversare verso il passo del Sempione. Ma chissà se da lì si passa.
Lo stralcio di carta svizzera che ho con me termina più in alto e non vorrei dover risalire centinaia di metri di dislivello dopo aver scoperto che la traversata che ho in mente è pura fantasia.
Fossi da solo la rischierei, ma preferisco evitare l'eventuale e incontestabile ira di Gioia!
Nuovamente flagellati dal vento, ripercorriamo i nostri passi, ma solo dopo aver innescato una valanga scendendo dalla cresta. Una bella valanga a pera di quelle da mettere sul manuale del CAI.
Scherzando, coi piedi fradici e infreddoliti, risaliamo al Breithornpass e, fuggendo dalle nostre ombre che si allungano alle ultime luci del sole, scivoliamo fino a m 2300, dove recuperiamo il sentiero per il passo del Sempione (m 2000, ore 4).

L'Ospizio del Sempione sovrastato dalla valle di Chaltwasser. Le nebbie nascondono il Breithorn, altrimenti visibile sulla dx.
Fioriture du botton d'Oro al passo del Sempione. Sullo sfondo il Fletschhorn.
 
Verso la valle di Chaltwasser.
Aggirata la cresta NO del Hübschhorn, iniziamo a salire con decisione verso il Breithornpass.

La frastagliata cresta OSO del monte Leone.
Dalla conca a m 2600 all'Homattugletscher.
Ai piedi dell'Homattugletscher.

Tra i penitentes sull'Homattugletscher.
Salendo Homattugletscher.
Salendo l'Humattogletscher. In alto fa capolino la quota 3372, detta cima Nord del Breithorn.

Il tracciato per la maggiore delle cime del Breithorn dal Breithornpass.

Sulla cresta S del monte Leone.

In vetta al monte Leone.
Panorama dalla vetta del monte Leone.

Lago epiglaciale al Breithornpass. Sullo sfondo in primo piano il Breithorn, in lontananza il Fletschhorn.
Il versante E dell'Hübschhorn.

Tornando al passo del Sempione.

 
Fioriture al passo del Sempione.

Ostello del Sempione. A sx la punta di Terrarossa e a dx il Breithornpass.

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