lunedì 27 ottobre 2014

Traversata in cresta dalla Pesciola (m 2168) al pizzo del Druet (m 2868) passando per la cima della Foppa (m 2851) e i Cagamei (m 2913)

Pizzo del Druet. Sguardo sulle creste appena attraversate.
È una traversata grandiosa, che ripercorre le gesta di alpinisti come A. Corti, A. Bonola, G. Foianini, B. Melazzini, A. Gualzetti e, maledetto il vizio di scrivere sulle guide CAI-TCI i nomi delle persone con l'iniziale puntata! Siamo nella selvaggia val d'Arigna, al confine con val Malgina prima e val Morta poi.


La traversata che abbiamo compiuto ritratta in una fotografia di Riccardo Scotti.

La cresta che percorreremo corre rocciosa e frastagliata, turrita e incisa da selvaggi intagli, e abbraccia l'intero circo del Vagh - dal pizzo di Faila al pizzo del Druet. Su di essa si individuano due tratti spettacolari: la cresta N della cima della Foppa e la traversata da quest'ultima alla cima Occidentale di Cagamei. Sono ingaggi per stomaci forti in quanto alle difficoltà su roccia che arrivano al V grado, si sommano tratti affilatissimi e friabili che richiedono estrema dimestichezza con i famigerati scisti orobici.



Partenza: centrale Falck di Armisa in località ca Pizzini (m 1041).
Itinerario automobilistico: da Sondrio si prende la SS38 in direzione Tirano. Appena prima di Chiuro, in località Casacce (5 km dalla fine della tangenziale di Sondrio), si esce a dx in direzione di Arigna/Briotti. Si attraversa l'Adda e si segue la strada comunale per Arigna/Briotti fino in località Fontaniva (km 14 da Sondrio) dove c'è un trivio (tornante). Si va dritti senza fare la curva e ci si addentra in val d'Arigna per un paio di chilometri fino alla centrale di Armisa, dove si parcheggia. 
Itinerario sintetico: centrale di Armisa (m 1041) - Foppe (m 1360) - passo della Pesciola (m 1965) - Pesciola (m 2168) -  - bocchetta (m 2451) - cima della Foppa (m 2851) per la cresta N - cima Occidentale di Cagamei (m 2913) - bocchetta del Vagh (m 2780) - pizzo del Druet (m 2868) - passo del Druet (m 2756) - vallone delle Fascere - alpe Druet  -  Foppe (m 1360) - centrale di Armisa (m 1041).
Tempo previsto: 14 ore per l'intero giro.
Attrezzatura richiesta: corda (30 m), casco, imbraco, qualche protezione veloce, cordini, fettucce, ramponi e piccozza (che in condizioni favorevoli potrebbero non servire).
Difficoltà/dislivello: 5- su 6 (valutazione fatta in base alle condizioni trovate oggi) / oltre 2300 m.
Dettagli: D. Itinerario molto lungo su creste a tratti molto esposte e friabili.Occorre molta dimestichezza con questo tipo di terreni.  Un paio di passi di V. Tratti più impegnativi: seconda torre sulla cresta N della Foppa e traversata della seconda elevazione che c'è tra Foppa e Cagamei. Nella nostra gita di fine ottobre abbiamo trovato in qualche punto le rocce gelate e il freddo non ci ha certo aiutato nella progressione. 
Mappe: Kompass foglio n.104, 1:50000.


Finalmente si è chiusa la stagione delle gare e, con le gambe ghisate dalla discesa del Trofeo Vanoni, inizio a camminare nella penombra assieme al Caspoc. Dalla centrale di Armisa raggiungiamo le Foppe, quindi per sentiero bollato attraversiamo il bosco di larici e un primo strato di nebbie che ci porta alla simpatica conca della Pesciola, dov'è il rifugio. Sopra di noi ancora nebbie. Chissà se ne emergeremo mai!
Il terreno è gelato, pieno di brina e i sassi sono ghiacciati e scivolosi.
Dal rifugio proseguiamo verso S in una specie di valletta a ridosso della dorsale che separa val Malgina e val d'Arigna emergendo finalmente dal lago di nebbia a circa m 2050. Seguono una serie di elevazioni erbose che ci portano ai piedi del pizzo di Faila, una sorta di pilastro d'angolo della cresta.
C'è molta confusione sulla toponomastica di quest'area e anche la croce del pizzo di Faila è stata posta su una più modesta cima situata più a settentrione della dorsale.
Fatto sta che evitiamo sia una che l'altra elevazione, scendiamo per tracce di sentiero in val Malgina e, tenendoci appena al di sotto dei contrafforti rocciosi della cresta, andiamo ad intercettare un ripidissimo canale che ci porta alla base della cresta N della cima della Foppa, proprio in corrispondenza della bocchetta di quota m 2451 (ore 4).
Qui ha inizio l'avventura, un bel problema orobico risolto solo nel 1934. Per rocce ripide (max III) ma piuttosto solide e cercando di aggirare convenientemente le principali difficoltà, siamo senza problemi in cima ad una prima torre.
Un timido sole bacia il versante del Vagh, mentre gelo ed ombra avvolgono l'alta val Malgina.
Per fortuna non c'è verglass.
La roccia inizia a farsi meno solida e scendere al successivo profondo intaglio richiede maggiore attenzione.
Ci si para innanzi un'alta parete inaccessibile. A dx precipita un canale terrificante che lambisce un'alta muraglia strapiombante, mentre a sx una cengia obliqua corre sottocresta andandosi ad infilare chissà dove. La seguiamo per una ventina di metri, poi approfittiamo del primo canale-camino sulla dx per tornare a cavalcare la dorsale. Se fin qui abbiamo giocato in conserva, ora ci aspetta  un vero tiro di corda.
Non è tanto la difficoltà dell'arrampicata, ma il fatto che si sgretola tutto a preoccuparmi. Gli appigli per le mani si staccano e con cura li devo riporre su mensole volanti affinchè non cadano e arrivino a tagliare la corda o il Caspoc, entrambi indispensabili per la mia assicurazione.
Gli ultimi 4 metri sono i più ostici, perchè il camino strapiomba di brutto. Mi si incastra lo zaino mentre mi affanno con le dita congelate nella ricerca di una presa sicura. I poggioli per i piedi traballano come denti devitalizzati. Una lama di roccia si è staccata perchè toccata dallo zaino, così metto un braccio dietro la schiena, la recupero e la getto sull'altro versante, il tutto sospeso su quanto di più instabile si possa immaginare.
Quindi mi faccio coraggio ed esco da quel postaccio. Sono di nuovo al sole. Il Caspoc mi raggiunge con sorprendente facilità ancora prima che io sia riuscito a montare una sosta decente.
Insistiamo verso l'alto lungo il filo. Un paio di brecce marce, placche non troppo inclinate e roccia friabile ci accompagnano verso la cima della Foppa (m 2851, ore 3)
Pranziamo, aggiriamo la prima inutile elevazione della dorsale che da qui corre fino ai Cagamei per portarci per ghiaioni alla successiva selletta. Volendo evitare le placche gelate dello spigolo, ci infiliamo in un camino-diedro a N (35 metri, IV+). Fa un freddo cane e al Caspoc, che è davanti in questo momento, gelan via le dita. È in alto protetto solo da un paio di friend che ballano e non sente più le mani. Riesco a raggiungerlo a qualche maniera. Pure io non sento più le dita. Decido perciò di non superare il successivo tetto, ma traversare sulle placconate di dx dato che non capendo nemmeno se le mani sono chiuse o no è meglio utilizzare solo i piedi.
Siamo sulla cima.
Alfredo Corti, il primo a compiere nel 1925 questa traversata, scrive (e qui lo parafraso) che da qui in avanti son cazzi.
Infatti una serie di spuntoni quantoma aguzzi ed esposti ci fanno tribolare un po'.
Aggiro i primi due lato val Malgina, quindi scendo per una breccia verso il Vagh, il Caspoc sale direttamente il successivo per cresta e si trova all'inizio di un'affilatissima e marcissima lama discendente.
Balla tutto e anche ciò che balla meno suona di vuoto. Faccio girare la corda attorno a qualche roccia, ma chissà quanto tiene se lui vola. Siamo sospesi su altissimi precipizi, fino esagerati.
Attimi di apprensione e la difficoltà è superata (5m). Lo raggiungo mentre lui mi assicura dal basso con la corda inamidata e intimandomi di non volare! Forse io ero più d conforto.
Ed ecco un'altra lama, questa volta un po' più solida.
Che bello: torna tutto facile fino alla depressione alla base della cresta N della cima Occidentale di Cagamei (m 2913, ore 2:30) che, levati corda e imbrachi - eccezion fatta per i primi metri di arrampicata, tocchiamo facilmente.
Sono le 16:30. Che fare? Tra un'ora inizia a diventar buio. 
Tuttavia voliamo ammirare di profilo quanto appena arrampicato.
Il Caspoc, che l'ha già fatto, dice che la discesa dal passo del Druet è facile. Allora ci lanciamo.
Io sono stanco morto.
Ci portiamo alla bocchetta del Vagh, sopra la quale ch'è il "salto del camoscio", una fascia rocciosa di 10 metri data IV.
In base a questo ostacolo che superiamo senza alcuna difficoltà e slegati possiamo affermare che nei tratti precedenti c'erano almeno un paio di passi di V.
Poggiando agli sfasciumi del lato val Morta siam presto accanto all'ometto del pizzo del Druet (m 2868, ore 0:45), la cui ombra frastagliata si staglia alla base della cresta che unisce Foppa e Cagamei. La vista è bellissima!
Il lago di nebbia che si era sciolto nel corso della giornata si sta andando a ricomporre sulla Valtellina, mentre verso la pianura Padana probabilmente è sempre stato compatto e impenetrabile.
Ganda fino al passo del Druet, quindi giù a dx per altra ganda e un canalone che si getta sul ghiacciaio della Fascere. 100 metri più in alto di quest'ultimo usciamo sulla dx per evitare il salto basale del colatoio. Altra ganda, gelata e scivolosa, ci accompagna al ghiacciaio. Ramponi su, poi ramponi via nello zaino e lungo il gelato cordolo della morena ci ricongiungiamo al vallone del Vagh. In alto a NE sì disegna contro il cielo plumbeo il profilo della cresta N della cima della Foppa, reso ancor più spaventoso dall'approssimarsi delle tenebre e dalla stanchezza che mi piega le gambe ad ogni passo.
All'alpe Druet è notte fonda e brancolando nel buio con 1 frontalino e un telefonino, tutti e due del Caspoc che è più assennato di me, ritroviamo la carrozzabile per le Foppe e la centrale di Armisa (m 1041, ore 3).

Un lago di nebbie sulla Valtellina dalla dorsale della Pesciola.
Abbracciando il Combolo.
Sguardo sulla cima della Foppa.
L'uscita del canalino per la bocchetta di quota m 2451. 
La II torre della cima della Foppa vista dalla cima della I torre.
Verso la cima della Foppa.
In vetta. 
Le aguzze ed esposte guglie della parte mediana della cresta Foppa-Cagamei.
Per intenderci, il Caspoc si trova dove vedete il puntino rosso.
Lame in discesa.
La cresta finale per la cima Occ. di Cagamei. 
La cresta appena percorsa Foppa-Cagamei dalle pendici della cima Occ. di Cagamei.
La cresta Foppa-Cagamei dalla vetta della cima Occ. di Cagamei.
La vetta della cima Occ. di Cagamei.

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