domenica 12 maggio 2013

Sasso Moro (m 3103) per il canale O


Il Sasso Moro con il tracciato di salita per il canale O.
Il versante della val di Musella del Sasso Moro è solcato da un evidente canale che, dividendosi in tre rami, con ognuno di essi raggiunge la cresta sommitale (circa 300 metri di dislivello) a N della vetta, che viene poi salita aggirando l'anticima N da E.
Con Fulvio Picceni stamattina ho salito quello più a N, partendo da Campo Moro alle 5 circa e tornando alla macchina prima delle 10,  perchè abbiamo disceso il versante NE con gli sci che velocemente ci hanno portati in Bignami, da cui siamo rientrati a piedi.
Giornata molto bella, con la neve che luccicava alle prime luci del giorno e un forte vento che addossava le nubi alle maggiori cime del gruppo del Bernina.
È una gita facile (PD, pendenze fino a 50°)  e consigliabile a chi vuol prendere dimestichezza coi ramponi, per poi concludere l'escursione con una fantastica sciata (OSA).

Il canale visto dal basso.

Nella parte centrale del canale.
Verso l'uscita.
Sbuchiamo sul soleggiato versante E. Sullo sfondo il gruppo del Bernina. 
Controluce.
Il pizzo Roseg con al centro il canalone Marinelli.
Beno all'uscita del canale (foto Fulvio Picceni).
Fulvio e la vetta del Sasso Moro (sx).
Gli ultimi ripidi metri per la vetta del Sasso Moro.



In discesa dalla vetta (40°). Sullo sfondo la diga dell'alpe Gera.
Disgelo all'alpe Gera.

La nostra linea di discesa con gli sci.

sabato 11 maggio 2013

Cima Viola - scialpinismo


Partenza: Parcheggio Altumeria della Val Viola ( P4 )
Itinerario automobilistico: da Bormio seguire la Strada Statale 301 per il passo del Foscagno fino a località Arnoga dove, in corrispondenza di un tornante, si imbocca inizialmente in leggera discesa la strada per la val Viola. Dopo poco più di 4 km si trova in prossimità della fine della strada asfaltata il parcheggio. 
Itinerario sintetico: Parcheggio Altumeria (m 2070 circa) – bivio rifugio Viola (m 2160 circa, 0:15) – Alpe Dosdè (m 2130, 0:30) – resti baita del pastore all'inizio della val Cantone di Dosdè (m 2368, 1h 15') - raggiungimento passo Dosdè (m 2830 circa, 2h 15' ) – piana sopra al canalino (m 3000 circa, 2h 50' ) - sella terminale ( m 3270 circa, 3h 30' ) - cima Viola (m 3374, 3h 45'). 
Tempo per l'intero giro: 5 ore e mezza / 6 circa. A seconda dell'innevamento nella parte bassa.
Attrezzatura richiesta: kit antivalanga, ramponi e picozza.
Difficoltà/dislivello: 4 su 6 / circa 1400 m.
Dettagli: OSA. Pendii fino a 40° con un breve tratto a 45/50°. Alpinistica PD.


N.B. ( la cima Occidentale di Lago Spalmo è in alcune cartine più moderne indicata anche come cima Settentrionale di Lago Spalmo )

L'escursione comincia poco prima delle 6, con la prima luce che colpisce le cime. Dopo 15' di cammino in leggera salita sulla strada Agro-Silvo-Pastorale che porta in Val Viola si deve imboccare in corrispondenza di un bivio la strada in discesa che porta verso l'Alpe Dosdè. Verso le 6 e mezza siamo nei pressi dell'Alpe Dosdè dove proseguiamo cercando di seguire la strada, sempre a piedi, addentrandoci nella valle sempre tenendo la sinistra orografica. Si inizia pestar neve, ma troppo poca per consigliare di mettere gli sci ai piedi e così procediamo fino al ponte a quota 2250 circa. Qui è possibile sia rimanere sulla sinistra orografica che portarsi sulla destra, meno soliva e quindi più innevata, oltrepassando il ponte. 
La foto si riferisce alla risalita dalla sinistra orografica che permette una maggior visibilità sul passo Dosdè da raggiungere e permette di procedere in piano e non in costa.


Iniziamo a risalire il pendio che porta verso il passo su pendenze da moderate a buone, salvo un paio di tratti dove diventano sostenute e può essere consigliabile utilizzare i rampant.
Giunti verso il passo ci si deve portare verso la parete alla nostra sinistra, superando alcuni facili avvallamenti e lasciando alla nostra destra la Capanna Dosdè di cui vedremo comparire la sagoma e il tetto. Da qui mancano circa 550 metri di dislivello, ma quelli più difficili, dato che fino a qui si tratta praticamente di una lunga passeggiata con gli sci. 
Come visibile in foto ci si deve addentrare con un traverso sotto alla parete NO e risalire il pendio nevoso e facilmente ghiacciato, qui la pendenza diventa sostenuta ed è consigliabile l'uso dei rampanti.


Risalita la prima parte del pendio è possibile spostarsi con un traverso verso sinistra per andare a prendere il sentiero estivo ( segnato dagli ometti ) oppure andare verso destra e prendere un ripido canalino. 


Noi siamo risaliti dal sentiero estivo, ma dato che è necessario risalire a piedi in parte su neve  

   
e in parte su delle roccette con passaggi di grado II+  può essere se non si è molto abili su questi terreni percorrere anche in salita il canalino ( che arriva a 45-50° nel tratto terminale ) con o senza ramponi a seconda delle condizioni. 

Da qui manca il tratto finale, sempre su pendenze elevate ( circa 30 - 35° ) e su neve molto dura o ghiacciata ( consigliabile l'utilizzo dei rampant ). 
Con ampi zig zag si raggiunge la sella e da qui su pendenze ancora maggiori ( 35° con forse qualche tratto verso i 40°). Questo tratto se in condizione è affrontabile ancora con gli sci ai piedi, ma è possibile sia necessario l'utilizzo dei ramponi. 

Tutto il tratto finale viene percorso sotto pendio e non si presta molto alle fotografie, dato anche il controsole obbligato. 

In cima le nuvole non ci hanno permesso di ammirare il panorama verso la val d'Avedo




e la val Viola.



Al momento della discesa ( effettuata con gli sci ai piedi dalla cima seguendo il percorso di salita ) non è stato possibile documentare la sciata a causa della nebbia piombataci addosso. La neve è dura, la pendenza elevata e nella pala finale emergono molte rocce, quindi non è permesso cadere. Poi dalla sella in giù il pendio è più ampio e quindi sebbene le pendenze e la neve siano tali da sconsigliare eventuali cadute, la sciata non risulta particolarmente difficile o pericolosa.  

Poi per fortuna all'altezza dell'imbocco del canalino ( segnato dalla presenza di un ometto ) il cielo si è aperto dandoci maggiore visibilità e permettendo qualche scatto


Imbocchiamo quindi il canalino, molto ripido e stretto in ingresso tanto da dover scendere a scaletta o in leggera derapata.


Poi sempre seguendo all'incirca la via di salita scendiamo dal passo Dosdè nella vallata dominata dal Corno di Dosdè


In discesa è meglio tenersi sulla destra orografica sotto le pendici settentrionali della Cima Viola - Cima Occidentale di Lago Spalmo. Poi giunti di nuovo al congiungimento con la val Dosdè può essere consigliabile utilizzare il ponte (m 2250 circa) per portarsi sulla sinistra orografica restando alti nella valle, alle pendici orientali della anticima del Corno Dosdè e da qui in poi a seconda dell'innevamento procedere con gli sci o a piedi seguendo la strada. In caso di innevamento maggiore può essere invece possibile rimanere sulla destra orografica scendendo nella valle.


lunedì 6 maggio 2013

Cima di Saoseo



Partenza: Parcheggio Altumeria della Val Viola ( P4 )
Itinerario automobilistico: da Bormio seguire la Strada Statale 301 per il passo del Foscagno fino a località Arnoga dove, in corrispondenza di un tornante, si imbocca inizialmente in leggera discesa la strada per la val Viola. Dopo poco più di 4 km si trova in prossimità della fine della strada asfaltata il parcheggio. 
Itinerario sintetico: Parcheggio Altumeria (m 2070 circa) – bivio rifugio Viola (m 2160 circa, 0:15) – Alpe Dosdè (m 2130, 0:30) – resti baita del pastore all'inizio della val Cantone di Dosdè (m 2368, 1h 15') - raggiungimento del pianoro sommitale (m 3150 circa, 3h) – cima di Saoseo (m 3265, 3h 20').
Tempo per l'intero giro: 5 ore circa.
Attrezzatura richiesta: kit antivalanga, ma per sicurezza anche ramponi e picozza.
Difficoltà/dislivello: 3 su 6 / circa 1300 m.
Dettagli: BS

Panoramica sulle cime della val Viola da "La Pala" in val di Campo. L'itinerario per il Saoseo dalla val Viola parte dall'estrema sinistra e rimane totalmente nascosto dietro il Corno Dosdè e la catena del Dugural.




L'escursione comincia alle 5 e 45, prima dell'alba che proverò a fotografare strada facendo. Dopo 15' di cammino in leggera salita sulla strada Agro-Silvo-Pastorale che porta in Val Viola si deve imboccare in corrispondenza di un bivio la strada in discesa che porta verso l'Alpe Dosdè. Qui spesso ci si trova a dover superare una slavina e poco oltre si incontra una piccola pozza, la mia pozza ;-). Sono le 6 e sono pronto a specchiare le cime che attendono di conoscere la calda luce dell'alba.  
E direi che la partenza anticipata ha dato i suoi frutti


Alle 6 e 40 riprendo il cammino, qui in leggera discesa, e poco oltre posso finalmente mettere gli sci, sempre seguendo la strada, qui innevata. Per le 7 sono nei pressi dell'Alpe Dosdè dove incontro un amico, la guida alpina Matteo Schena e procediamo assieme addentrandoci nella valle sempre tenendo la sinistra orografica.


 Imbocchiamo così la val Cantone in Dosdè e poco dopo troviamo i resti di una baita pastorale (m 2368). Sono le 7 e mezza da poco passate e il sole inizia ad illuminare il nostro cammino. Procediamo su pendenza molto bassa addentrandoci nella ampia vallata e iniziando ad osservare il pendio da risalire. 



Verso le 8 iniziamo a risalire il pendio meridionale, inizialmente su pendenza moderate ma poi via via più sostenute, tanto da trovarmi a preferire l'uso dei rampant. 


Superato il primo tratto ripido ci si trova a procedere con un lungo diagonale su pendenze minori fino a risalire un breve irto pendio che ci porta in cima ad una facile cresta nevosa per poi entrare in un nuovo ampio vallone ( quota 2900 circa )


Da qui è visibile il canale sommitale che conduce fuori dal vallone nel pianoro sommitale. Sono solo le 8 e mezza ma il sole scalda e ci rendiamo conto di dover procedere velocemente per scendere prima che la neve inizi a "mollare" troppo e diventi potenzialmente più a rischio di scariche.
Risaliamo il vallone in quella direzione, su pendenza che da moderata si fa via via più sostenuta, fino ad arrivare a 35-40° nel tratto finale, tanto da essere consigliato nuovamente l'uso dei rampant.     
Una volta superato quest'ultimo tratto ripido siamo su un ampio pianoro panoramico inizialmente solo sulla vallata appena risalita, dominata dal Corno di Dosdè (m 3232)


Qui procediamo verso Ovest e raggiungiamo, risalendo un dolce pendio, il crinale che ci apre così la vista anche verso le valli grosine (val d'Avedo e val di Sacco).
Ora diviene visibile finalmente anche la cima un centinaio di metri sopra di noi, ma ancora abbastanza lontana. 


Dopo aver risalito un nuovo dolce pendio raggiungiamo in piano i metri finali, oggi percorribili, per chi non soffre di vertigini, anche con gli sci ai piedi. 


In cima il panorama è maestoso, peccato solo per le velature all'orizzonte. 

Qui la val d'Avedo


dominata dalla cima Viola


Qui il 360°.


Sono le 9 e venti e velocemente dopo aver fatto un pò di foto ed esserci cambiati e rifocillati  ci avviamo verso la discesa. 
Alcune foto di rito nella prima parte di discesa per testimoniare il panorama


Una prima di imboccare il ripido canale ed entrare nel vallone dove si chiude la visuale sia sulle cime


che sulla vallata sottostante


  Da qui in poi la scarsa panoramicità e la prudenza, data l'esposizione meridionale e la buona pendenza del pendio, ci hanno fatto optare per una discesa uno alla volta in diversi tratti. Sempre ripercorrendo la via di salita. Giunti nella piana decidiamo di portarci questa volta sulla destra orografica effettuando un lungo traverso a mezzacosta sotto i contrafforti rocciosi alle pendici della cima Viole e di Lago Spalmo Occidentale. Giunti con qualche racchettata al ponte (m 2250 circa) ci riportiamo nuovamente sulla sinistra orografica e da qui in poi con qualche altra racchettata e andando un pò a cercare la neve riusciamo a raggiungere l'Alpe Dosdè per le 10 e mezza e da qui, tra piedi e sci, il vicino rifugio Federico Valgoi in Dosdè dove attendo altri amici, ora più simili a puntini neri, alle prese con la discesa sulla bella parete settentrionale dalla Cima Orientale di Lago Spalmo 
( ma di questa vi racconterò una prossima volta ;-))

P.s. per chi volesse l'Agriturismo Caricc, raggiungibile percorrendo la strada sterrata che scende poche centinaia di metri dopo il nostro parcheggio, in direzione Arnoga, è aperto tutti i week end di primavera.






Escursione: da Sondrio alle Piramidi di Postalesio





Domenica 6 maggio 2013

Partenza: Campo Sportivo di Sondrio
Itinerario sintetico: Sondrio, campo sportivo – Santuario della Sassella – Ca’ Bianca – Grigioni – Castione – Vendolo – Postalesio – Parco delle Piramidi
Difficoltà: E
Dislivello: m 500 circa
Tempo di percorrenza: ore 3,30 per la sola andata (soste per visite escluse)

Escursione improvvisata domenica all’alba, dopo aver constatato l’ennesima cantonata presa e riferita dalle previsioni meteo: è bel tempo e l’aria lascia presagire che resista per tutta la giornata.
Un sms a chi ieri ci ha chiesto cosa avremmo fatto l’indomani, quindi fissiamo appuntamento al campo sportivo per le 8,30 in assetto da nw.
La meta: Berbenno lungo i sentieri di mezza costa. Il tracciato ricalca il neonato “Sentiero del vino”, ma aimè ancora lontano dal diventare operativo.
Saliamo al santuario della Sassella, ma essendo in corso la messa, dobbiamo rinunciare alla visita.
Prendiamo la nuova strada che porta alla Ca’ Bianca, saliamo ai Grigioni e a Ganda (zona delle incisioni rupestri). Attraversiamo un castagneto e seguendo in successione due comodi sentieri raggiungiamo Castione. La giornata è calda, la camminata gradevole mentre la vista spazia sulle Orobie ancora abbondantemente coperte di neve.
A Vendolo il Mulino della Rosina è chiuso, non un cartello che indichi orari e/o il nome di un responsabile al quale rivolgersi per la visita. Dalla finestrina verso strada costatiamo il deplorevole stato di degrado e abbandono delle macchine nonostante il restauro del complesso risalga solo al 2009 (finanziato dalla C.M. di Sondrio!).
Giunti a Postalesio, decidiamo di salire alle Piramidi per farle vedere a Fiorella che non c’è mai stata. Prendiamo la diretta (un tempo nota come “Calvario di Postalesio”, da oggi ribattezzata “Calvario della Fiorella”), ma arrivati in cima, s’impone una sosta per riprendere le forze. Consumato il frugale spuntino, terminiamo la gita con la visita a questi monumenti naturali dalle forme bizzarre.
Tornati a Sondrio in auto, festeggiamo l’evento con un bell’affogato al caffè e panna montata.
Nic




Località La Ganda

Panoramica su Castione



Cuscini fioriti nel centro di Castione
Piramidi
Terrazzo panoramico


mercoledì 1 maggio 2013

Costa delle Mine (m 2957)

In discesa dalla vetta, sulla cornice sommitale.

Che fare in una calda giornata di inizio maggio, quando il tempo fa veramente schifo ovunque e danno morte certa sotto le valanghe? Io e Lele abbiamo provato ad andare in Vallaccia a sciare ed è stata davvero una gran bella sorpresa! Una gita mattutina incredibilmente baciata dal sole e con neve tutto sommato buona. E pensare che a guardarsi in giro pioveva ovunque!!

Il nostro tracciato dalle case della Vallaccia.



Partenza: ponte del Rez (m 1995).
Itinerario automobilistico: Bormio - passo del Foscagno, poi si scende un paio di km fino al tornate della Vallaccia e si parcheggia appena prima dell'ingresso della galleria.
Itinerario sintetico: ponte del Rez (m 1995) - case della Vallaccia - malga a quota m 2176 - quota 2872 - Costa delle Mine per il versante NO (m 2957) - discesa  per il canale NE.
Difficoltà/dislivello in salita: 3- su 6 / oltre 950 m.
Tempo previsto: 2:30/3 ore per la salita.
Attrezzatura richiesta: da scialpinismo, kit antivalanga.

Dettagli: BS Se si scende il canale NE, altrimenti MS. 

Partiamo alle 5:30 da casa senza meta: piove.
Arriviamo alle 6:30 a Bormio e decidiamo di andare in zona Livigno: piove.
Alle 7:15, dopo aver passato il Foscagno, siamo al ponte del Rez e pianifichiamo di salire qualche cima a caso in Vallaccia senza guardare le mappe: piove.
Bastano 10 minuti sulla carrozzabile chiusa al traffico (S) e siamo alle case della Vallaccia. Smette di piovere, ma è molto umido e caldo.
Raggiunte le successive baite, pieghiamo a dx (O) per una vallecola. Mettiamo gli sci perchè si affonda, ma  anche con gli sci si affonda. Dopo un tratto ripido eccoci nella conca sommitale della valle, compresa tra la quota m 2872 (sx) e il monte delle Mine (dx). Miriamo alla conquista di quest'ultima che, con le sue cornici aggettanti, pare degna di grandi alpinisti.
Ne guadagniamo la cresta E per un canale già svalangato. La neve, finora flaccida, prende corpo e, compattata dal vento che soffia incessante, porta i nostri pesi. Spunta il sole che si rincorre con le nuvole.
Alla nostra sx c'è la Costa delle Mine ancor più bella di questa che, una volta raggiunta la cresta, si mostra come un dosso insignificante.
Dalla quota 2872, senza levar le pelli, scendiamo a sx nella conca, per arrivare alla base della cresta ONO della Costa delle MIne. Ci sono fantastici giochi di luci ed ombre che si mescolano coi colori della neve, a tratti bianchissima a tratti gialla. Il vento è sempre più assillante, caldo, da S. La dorsale non offre alcuna difficoltà. Alla nostra dx questa volta c'è il pizzo Filone, ma anche dei nuvoloni neri che minacciano questa tregua di bel tempo. La vetta (m 2957, ore 3) è un pessimo posto per togliere le pelli, specie con questo vento. Le mettiamo nello zaino tutte arricciate.
Pochi istanti e, dopo aver calcato brevemente la cresta E della montagna, ci gettiamo giù dalle cornici a sx nel bel canale NE (max 35° escludendo il salto iniziale). Gran sciata (ma senza foto perchè  le batterie scariche ) fino alla sua base (m 2600 ca.), poi si fa sci d'acqua, comunque con belle serpentine, nel digradare per ampi pendii fino al torrente Vallaccia (m 2250).
Via gli sci, con cui - dopo 3 uscite - sto iniziando a prendere la giusta confidenza, passeggiamo sul bordo del ruscello calpestando tappeti di crochi e cacche di mucca.
Ci fermiamo a mangiare su uno dei ponti di legno che attraversano il Vallaccia. Il sole attenua il fastidio dato dal vento.
Sono le 13 quando riprendiamo il cammino verso l'auto.
Tappeti di crochi e pulsatille, lingue di neve e pascoli talora verdeggiati, baite di legno e casette di cemento.
Ecco tornata la pioggia!
Di questi tempi ne sentivamo la nostalgia.

Carichiamo svelti la roba in macchina, comunque soddisfatti di una bella e inaspettata gita d'inizio maggio.
Pensate che in dogana ci hanno fermato:
"Qualcosa da dichiarare?"
"Nulla"
"E dove siete stati?"
"A sciare."
"Con questo tempo?"
"Ma era bello! La neve portava bene sopra i m 2500."
"Voi siete stati a Livigno a comprare gli scarponi, cos'è quella scatola?" insiste il doganiere sotto la pioggia.
"La scatola degli scarponi, ma siamo andati a sciare quelli li ho presi in Italia, ho anche lo scontrino!"

Poi per fortuna arriva qualcuno più sospetto di noi e possiamo andare. consapevoli che la mattinata è stata bella solo per noi!
Verso la quota 2872.
Distese di neve. Sullo sfondo la cupola della Costa delle Mine.
Verso la sommità della Costa delle Mine.
Rientro in Vallaccia.
Tappeti di crochi e pulsatille in Vallaccia.
Vallaccia: la baita pendente.